GRECIA. Proteste dei cittadini ormai disperati

SALONICCO
Il governo ellenico sta conducendo una battaglia contro l’evasione fiscale, rimuovendo alti funzionari del settore pubblico e indagando sui redditi annui di certe categorie di liberi professionisti, oltre ad avere dato l’ok ad un programma di privatizzazioni nel settore energetico, delle infrastrtture e del turismo per risanare le finanze, ma la stragrande maggioranza dei greci, colpiti dal programma «lacrime e sangue» sono sull’orlo della disperazione.
Oltre ai segnali confusi lanciati dai ministri sugli accordi con Ue e Fmi e il progetto di legge sulla riforma delle pensioni, che hanno provocato nuove mobilitazioni e scioperi, annunciati per la settimana prossima, la gente giorno dopo giorno deve fare i conti con il carovita. «Il giro d’affari sta calando paurosamente, i negozi chiudono uno dopo l’altro», affermano i commercianti, che si rifiutano, però, in gran parte, di abbassare i prezzi sui prodotti di prima necessità¡. Di fronte a questa realtà¡, oltre agli scioperi, nuove forme di reazione e di lotta stanno emergendo in tutto il territorio ellenico.
A Katerini, città¡ vicina al monte Olympo, l’iniziativa dell’organizzazione non governativa di consumatori, «O Topos mou», («il mio paese», www.otoposmou.gr ndr), ha presto trovato simpatizzanti a Salonicco, Larissa, Veria, nella città  di Corfù, a Tripoli, che stanno ripetendo la stessa attività . Tanti attivisti con le loro famiglie, gente comune, lavoratori, precari e pensionati entrono nei supermercati, riempono i carrelli con prodotti di prima necessità , ma una volta che arrivano alla cassa dichiarano di non aver soldi sufficienti per pagare il conto. «Lasciatelo alla cassa» è lo slogan.
La polizia, dopo la denuncia del direttore delle filiali delle grandi catene di supermercati, non puà³ fare nulla. «È come quando entri in un negozio di vestiti e provi una camicia, senza aver l’obbligo di comprarla», osserva Ilias Tsolakidis, che vive tra Grecia e Germania, dove lavora. Anni fa, ricorda Tsolakidis, «tante famiglie dei 4.500 operai licenziati da una fabbrica tedesca, facendo altrettanto, avevano ottenuto la riduzione dei prezzi, mentre certi supermercati avevano preferito dichiarare fallimento a causa di grosse perdite». «È vero, nessuno mai sarà¡ interessato per noi. Quindi bisogna autoregolarsi. Bisogna reagire», aggiunge un pensionato che partecipa al movimento di «lasciatelo alla cassa».
Contrario a forme di lotta di questo tipo, «spontanee, che opprimono i lavoratori nei supermercati e i consumatori», è il Kke, mentre con simpatia vengono viste dalla sinistra radicale. Intanto cresce anche il «movimento contro il pagamento delle tasse di pedaggio» nelle autostrade. Un numero sempre crescente di autisti si rifiuta di pagare tariffe che rispetto a quelle italiane sono minori, ma che non vengono affatto giustificate dalla realtà  stradale paragonabile a quella di certi paesi del terzo mondo. «Sono i grandi monopoli, le aziende di costruzione che per anni intascano i nostri soldi per strade che ancora non sono costruite, nonostante le promesse», denunciano automobilisti e abitanti vicini ai caselli, colpiti pure loro dalla cattiva gestione della rete autostradale. All’inizio, nei casi di rifiuto, certi impiegati impedivano alle auto di entrare nell’autostrada, ma dopo l’intervento di un gruppo di avvocati, la sentenza del tribunale è stata chiara: «Nessuno puà³ impedire la libera circolazione dei cittadini nel proprio territorio».


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