Il cielo di Milano è sempre più gru

MILANO
Bossi sindaco di Milano. Improbabile. Ma la boutade del senatur è il segno di una grossa difficoltà . Letizia Moratti non è amata, non solo dai leghisti ma anche dalle anime della sua maggioranza. Mal tollerata dall’area «laica» e non particolarmente apprezzata neppure dai ciellini che le preferiscono Formigoni. L’elezione del sindaco di Milano del prossimo anno è l’unico test elettorale prima della scadenza delle legislatura. E se non fosse per le debolezze dell’opposizione, mai come ora la battaglia sarebbe apertissima.
Il futuro di Letizia
Su cosa si gioca la partita? Non solo su alchimie politiciste, ma piuttosto su questioni molto concrete: soldi e cemento. Il prossimo sindaco sarà  chiamato a gestire Expo 2015, il fiore all’occhiello fortemente voluto da donna Letizia. I problemi non mancano, con Formigoni pronto a mettere i capitali per comprare le aree di Expo e rubare la scena al sindaco. C’è però un’altra questione, meno patinata, forse, ma ancora più sostanziale. Ieri il consiglio comunale è tornato a discutere del Piano di governo del territorio (Pgt). Si tratta del primo piano regolatore dal 1954 (poi rivisto nel 1980) che è destinato a cambiare la faccia di Milano. Gli interessi in gioco sono enormi. Gli immobiliaristi largamente foraggiati dalle banche hanno già  trasformato la città  in un cantiere e spingono perché il piano venga approvato in fretta. Invece la discussione ha segnato il passo. Molte sedute del consiglio sono fallite perché la stessa maggioranza, che ha presentato 200 emendamenti, ha mancato il numero legale. E adesso i tempi sono strettissimi: otto mesi in tutto. Da qui le continue manovre per strappare un accordo con l’opposizione. Se il Pgt passerà , Letizia Moratti sarà  chiamata a garantire che i progetti previsti vengano realizzati nel prossimo mandato. Se invece non passerà , saranno ben pochi quelli che la vorranno rivedere ancora a Palazzo Marino.
Lavori in corso
Milano è un cantiere a cielo aperto. Basta passare accanto alla stazione Garibaldi per vedere crescere palazzi come funghi. Qui in meno di due anni è sorto il grattacielo delle nuova Regione, il Pirellone 2, voluto da Formigoni. Lo stesso sta avvenendo alla ex Fiera dove tutto è pronto per la costruzione dei «tre grattacieli storti» di Citylife. Sono solo due dei tanti progetti faraonici già  in programma. Tutto è nato sotto la giunta Albertini che approvò grandi piani edilizi a macchia di leopardo senza alcuna visione d’insieme e grazie a continue varianti del vecchio piano regolatore. L’Expo ha offerto alla Moratti l’occasione per dare un marchio forte allo sviluppo di Milano. E il Pgt, dopo decenni di far west, promette di dare delle regole generali al di là  del grande evento del 2015. O almeno dovrebbe. In realtà  si tratta di una vera e propria deregulation che spiana la strada ai privati. «Sanno meglio del pubblico cosa costruire – ha spiegato candidamente l’assessore allo sviluppo del territorio, Carlo Masseroli – basta destinzioni d’uso e vincoli, basta lungaggini amministrative. Basta con un sistema vincolistico che fa tanto Unione Sovietica».
I tre pilastri
Il Pgt prende via dalla legge regionale 12 del 2005 che dà  mandato ai comuni di pianificare lo sviluppo urbano. Si basa su tre pilastri: densificazione, perequazione e sussidiarietà . Oggi i milanesi sono circa 1 milione e 300 mila. Masseroli punta ad un aumento di 700 mila abitanti. E’ per questi nuovi cittadini che bisognerebbe costruire ovunque. Densificare: se non c’è posto sul terreno, puntare al cielo. L’indice di edificabilità  non sarà  più dello 0,65% in tutta la città  ma cambierà  a seconda delle circostanze. Eppure questa ipotesi demografica è piuttosto irrealistica. Negli ultimi 30 anni Milano ha perso mezzo milione di abitanti (-30%) per un fisiologico calo demografico e perché molti sono stati spinti ad uscire dalla città  per il costo troppo alto proprio delle case. Previsioni più accorte parlano al massimo di 50 mila milanesi in più nei prossimi venti anni soprattutto grazie all’afflusso di stranieri e al loro maggiore tasso di natalità . D’altronde Milano è già  la quarta città  per densità  abitativa in Europa (7084 abitanti per chilometro quadrato), dopo Parigi, Barcellona e Atene. Con 700 mila new entry andrebbe a 11.427 abitanti per chilometro quadrato. Una cifra enorme.
L’altra parola d’ordine è perequazione. Si tratta di una sorta di borsa dei diritti volumetrici i quali potranno essere contrattati e scambiati tra privati e con l’amministrazione pubblica. Un vero e proprio escamotage per poter costruire grattacieli in terreni piccoli. Là  dove la superficie del terreno non permetterebbe di costruire palazzi di enorme volume, basterà  andare a comprare o scambiare le volumetrie di altri terreni, prendendole anche là  dove non ci sono. A Milano c’è un grande bacino verde e agricolo: il Parco Sud. Per Il Comune e per gli immobiliaristi diventerà  una specie di banca delle volumetrie che permetterà  di costruire in centro e di sconvolgere il polmone verde della città . Secondo Legambiente, negli ultimi 15 anni 30 progetti hanno trasformato 12 milioni di metri quadri di territorio: in 40 anni Milano ha consumato il 37% delle aree agricole. Il ratto delle volutmerie del Parco Sud non farà  che peggiorare le cose. E chi fornirà  i servizi per tutte queste nuove case e questi nuovi abitanti? I privati! E’ il principio della sussidiarietà  secondo cui il pubblico interviene solo là  dove il privato non arriva, o non ha interesse a farlo. Quanto ai monumenti, Masseroli ancora una volta è chiaro: «Il rapporto con la sovrintendenza va oliato, per me tutto ciò che ha oltre 50 anni più che tutelato va buttato giù».
Patto col diavolo
Il Pgt finora ha incassato solo il parere negativo dell’ordine degli architetti e degli urbanisti. Gli emendamenti in tutto sono 1.395, 200 della stessa maggioranza, 200 circa del Pd e 650 dei consiglieri di opposizione Milly Moratti, Giuseppe Landonio e Patrizia Quartieri che hanno redatto un vero e proprio piano alternativo, frutto di molto studio e di una vasta partecipazione della cittadinanza (info www.chiamamilano.it). La maggioranza per chiudere in tempo cerca un accordo con il Pd. La settimana scorsa si è continuato a trattare anche fuori dall’aula. La giunta potrebbe rinunciare, almeno per il momento, al faraonico piano del tunnel che dovrebbe collegare Rho a Linate, un’arteria che sconvolgerebbe la città . E ha già  concesso una quota di housing sociale: 35% di costruzioni, di cui il 5% per le case popolari (a Milano ci sono 20.710 richieste di case popolari in attesa). Un analogo scambio verrebbe fatto per gli spazi verdi cui verrebbe dedicata una quota minoritaria in cambio del permesso di costruzione dei grattacieli. E’ ciò che, ad esempio, accade all’ex scalo Farini (le arie dismesse delle ferrovie sono una delle miniere di terreno più grandi e desiderate dai costruttori). Ma il punto fondamentale riguarda il Parco Sud sul quale il Pd non ha mai avuto una posizione netta: basti pensare alla politica dell’ex presidente della provincia Filippo Penati.
C’è poi un ricatto ben più forte. Pgt vuol dire soldi e lavoro per un grosso indotto, anche per cooperative di «sinistra» che si dividono la torta con la Compagnia delle opere. Se non si investe sul mattone, si dice, visto che l’industria non c’è più, su che altro si può investire per far girare l’economia? La risposta non è semplice, e il rischio economico è alto. Quello politico invece è evidente. Se il Pgt passerà , magari grazie ad un accordo con il Pd, la Moratti avrà  ancora un possibile futuro. Altrimenti per lei sarà  molto dura.


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