Il crollo dell’euro spaventa Bruxelles

Dollaro ai massimi da 4 anni. E Juncker attacca la Merkel: “Pensi prima di parlare”
Borse, ripresa dopo il venerdì nero Roubini: i Paesi deboli rischiano il default

ELENA POLIDORI - La Repubblica Sergio Segio • 18/5/2010 • Europa • 266 Viste

ROMA – Il mini euro spaventa i Grandi d’Europa, riuniti a Bruxelles per chiedere più sacrifici e decidere una stretta sui conti pubblici, capace di puntellare la moneta. Sul tavolo, i risultati di un lunedì difficile: l’euro è in affanno, scivola a quota 1,2235 sul dollaro, ai minimi da quattro anni, poi cerca di risalire la china (1,23). «Preoccupa la rapidità  con cui il tasso di cambio si sta deteriorando», sintetizza Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo. Il lussemburghese pare anche irritato con la Merkel per le sue critiche al piano salva euro. «Certe persone farebbero bene a riflettere, prima di parlare». Anzi, «a tacere».
Preoccupa pure il nervosismo dei mercati: le Borse tentano un rimbalzo, dopo lo scivolone di venerdi. Si riallargano gli spread, i differenziali, tra i titoli della Grecia e il bund tedesco. La speculazione resta in allerta. La paura del contagio non si dissolve anche se Strauss-Kahn, numero uno del Fmi assicura: «La crisi non si sta allargando». Il premier greco Papandreou, la tedesca Merkel e il francese Sarkozy scrivono al presidente Obama chiedendogli di valutare la possibilità  di chiudere il mercato dei temuti cds, speciali assicurazioni contro i rischi di default, una delle armi preferite dagli speculatori. A Roma, il governatore Draghi riunisce il suo Financial Stability Board per discutere tra l’altro del ruolo delle agenzie di rating giudicate «inadatte»: nuovi paletti per evitare ogni conflitto d’interesse saranno presentati al G20.
Ecco, in questo clima, i ministri cercano di sostenere la moneta unica attraverso il consolidamento dei conti. Pensano che l’austerity – «una priorità  assoluta» secondo il commissario Rehn – sia la via per restituire fiducia ai mercati. Uno studio della Commissione dà  il senso della posta in gioco: l’ultimo biennio di crisi ha spazzato via 20 anni di sforzi di risanamento. La Germania vuole blindare l’euro e propone una dura sorveglianza reciproca sui conti, come caldeggiato anche dalla Bce: giusto ieri l’istituto ha detto che assorbirà  liquidità  fino a 16,5 miliardi, per compensare l’effetto dell’acquisto dei bond dei paesi deboli. Nel chiuso del summit, il ministro Schauble, racconta che la Germania sta pensando a un tetto su deficit e debito, come norma costituzionale; sarebbe bene che la regola della Schuldenbremse, così si chiama, fosse estesa ai partner. L’economista Roubini sostiene che senza riforme i paesi deboli rischiano il default. Il suo collega Cottarelli (Fmi),intervenuto a un convegno Advantage Financial, pensa a una sorta di Iva sul valore aggiunto della finanza, cioè profitti e remunerazioni per coprire i costi della crisi finanziaria.

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