Il manager amico del presidente e l’affare degli elicotteri Usa

C’è un nome “in chiaro” agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma che forse può aiutare a comprendere la fibrillazione che agita il Governo.

Così come può far capire il senso di palpabile isolamento, paura e solitudine che imprigiona da qualche tempo Pierluigi Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica. Che suggerisce l’orizzonte, i possibili approdi e le implicazioni internazionali di un’indagine che i palazzi della Politica, nei loro enfatici conciliaboli, evocano in questi giorni come un possibile Armageddon nel cuore del sistema Paese. È il nome di un manager che non arriva alla cinquantina. Che vive tra Roma e Washington, e spende il suo tempo tra Asia, Africa e, appunto, Stati Uniti. Si chiama Lorenzo Cola. Di lui, apparentemente, non esiste traccia pubblica significativa. A Finmeccanica non figura in nessun elenco del personale. Ma di Finmeccanica, meglio, del suo Presidente, è il consulente chiave, il “facilitatore”, per i mercati dei tre continenti in cui regolarmente viaggia. «Un uomo dalle relazioni importanti, diciamo di lobby», spiega una fonte molto vicina all’azienda. Secondo Mokbel, «uomo di Aldo Brancher», sottosegretario alla Presidenza del Consiglio già  travolto da Tangentopoli e quindi indagato in tempi recenti da Milano per ricettazione nell’indagine sulla scalata Antonveneta.

Su Cola, possiamo dire che l’indagine della Procura di Roma inciampa per caso, mentre lavora alla filiera delle truffe carosello Fastweb-Telecom Sparkle. Ma Cola con i crediti telefonici non ha nulla a che vedere. Se è vero infatti che il “nerissimo” Gennaro Mokbel sembra trafficare con Finmeccanica sui destini e gli assetti della società  “Digint” (ne potete leggere in questa pagina), è pur vero che il riferimento a Cola fa capolino parlando di elicotteri. Di possibili opportunità  che Finmeccanica è pronta ad offrire alla banda «in centro Asia», «per la vendita di prodotti di sicurezza e militari. Elicotteri Agusta». Di Cola, Mokbel dice «è uno dei capoccioni di Finmeccanica», «il numero tre», «quello che ha firmato l’accordo da sei miliardi (di dollari ndr) per gli aerei di Bush». È la commessa del gennaio del 2005 con cui Finmeccanica batte per la prima volta nella storia degli Stati Uniti la concorrenza dell’americana Sikorsky, aggiudicandosi la fornitura di 17 nuovi elicotteri Agusta con cui rimpiazzare il parco velivoli del Presidente americano. È la commessa che, tra i primi atti da Presidente, Barack Obama annullerà  in ragione della straordinaria lievitazione dei costi (da 6 a 13 miliardi di dollari). È la commessa capace di accendere, oggi, ogni possibile allarme in Finmeccanica. E non solo.

In quell’affare, l’Italia, come si dice, «fece sistema». Con il peso della politica e della sua industria militare, la terza al mondo. E in quell’affare, se ha ragione Mokbel ha il suo peso decisivo Cola “il capoccione”. Uomo con cui si incontra a cena – per quel che i Ros dei carabinieri documentano – in almeno due occasioni. Nella prima, riferisce Mokbel al telefono, Cola è «con due della Cia». Nella seconda, annota un servizio di pedinamento, è con l’allora senatore Di Girolamo al ristorante “Antico tiro a volo”. È un fatto che, a cominciare dagli elicotteri di Bush, del modo di muoversi sui mercati esteri di Finmeccanica Cola sa molto. Ed è probabilmente lui una delle porte di accesso all’orizzonte di un’inchiesta che, per quanto si intuisce, si è messa a seguire il denaro che da Finmeccanica, nel tempo, è stato parcheggiato all’estero per facilitare le sue attività  di penetrazione sui mercati di cinque continenti.

«Nessuno pensa – spiega un inquirente – che Finmeccanica sia la “Caritas”. E, al mondo, non c’è industria del peso e con il business di Finmeccanica che non aiuti la ricerca delle commesse con attività  diciamo di lobbying. Il problema è capire la provenienza e la destinazione di quel denaro e se da quelle risorse non sia stata ritagliata una fetta». Quanto avanti sia arrivata quella ricerca non è dato sapere. Anzi, tra gli inquirenti si respira una qualche sorpresa per «l’agitazione» con cui si guarda al lavoro della Procura di Roma. È un fatto però che il 22 aprile scorso i magistrati di Napoli, che pure indagano sugli appalti di Finmeccanica, hanno perquisito la sede della “Selex spa”, società  controllata da Finmeccanica il cui amministratore delegato è, guarda caso, Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini. È un fatto che la battaglia per la successione di Guarguaglini sia cominciata (si fa il nome di Flavio Cattaneo, ex direttore generale della Rai oggi amministratore delegato di Terna spa). Che, a difenderlo nell’incarico, sia rimasto il solo Gianni Letta. E che, con una qualche perfidia, persino la conferma del suo futuro ingresso nel comitato di Presidenza di Confindustria sia stato ribadito ieri con una postilla. «La decisione verrà  formalizzata il 22 luglio». Tra due mesi. Un tempo sufficiente per capire cosa sta o non sta per accadere.


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