Intercettazioni, Alfano media con Fini ora lo scoglio sono le inchieste in corso

ROMA – Intercettazioni? Con la norma transitoria in versione Senato la nuova legge farà  chiudere i battenti alle registrazioni in corso anche per inchieste delicatissime come quelle sugli appalti. Ascolti solo per 75 giorni, anche se l’indagine è partita con le vecchie regole che non stabilivano alcun limite di tempo. Domani il Popolo viola manifesta in molte piazze, ma oggi la maggioranza presenta gli emendamenti al Senato e conferma la norma transitoria che stabilisce le modalità  dell’entrata in vigore.

Il Guardasigilli Angelino Alfano presenta prima le modifiche a Fini e alla presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno. Una ripresa di contatti dopo un black out durato sei mesi. Nessun via libera dei finiani per adesso, che si riservano di sdoganare il ddl solo quando avranno fatto un esame puntuale dell’intera riforma dopo le ultime modifiche del Senato.

Ma il Cavaliere è intenzionato ad andare avanti sulla giustizia e sulle leggi per tutelare se stesso e i parlamentari, lodo Alfano e immunità : «Molti settori politici della maggioranza e dell’opposizione sono d’accordo sul ripristino incautamente cancellata nel 1993». Lo dice a Bruno Vespa nel libro Nel segno del Cavaliere, dove polemizza contro «i processi politici costruiti sul nulla» contro di lui che «non porteranno a una condanna». Attacca le «toghe politicizzate che nelle recenti elezioni regionali hanno dettato i tempi e perfino i contenuti della campagna elettorale».

La road map sembra segnata. Alla commissione Affari costituzionali del Senato, il presidente Carlo Vizzini, che è anche il relatore del lodo Alfano, incardina le nuove norme, illustra i tre articoli, ne vanta i pregi, perché «la legge non modifica la Costituzione, ma la integra» e soprattutto «non prevede automatismi» come nei vecchi lodi Schifani e Alfano, ma un’autorizzazione delle Camere. Sul lodo l’ordine del premier è andare avanti in fretta, tant’è che lui annuncia: «Cercheremo una soluzione condivisa, ma senza sottostare a veti di alcun tipo». Avanti da soli dunque, se l’opposizione non accetta il testo. E inevitabile referendum, sfidando la strettoia del legittimo impedimento che scadrà  a settembre 2011.

Il lodo Alfano è la prossima frontiera parlamentare per il governo. Che tenta di evitare la quarta lettura sulle intercettazioni con Alfano spedito a trovare un’intesa con i finiani. Lui, a Porta a porta, difende il testo sfidando le toghe. Ascolti solo per 75 giorni? «Se non avete scoperto qualcosa, usate altri strumenti, le perquisizioni o altro». Ancora: «Non è credibile pensare che l’unico strumento in mano ai magistrati sia quello di sapere tutto della vita dell’intercettato». Poi lo slogan che va ripetendo da giorni: «Se intercettassimo tutti 24 ore sui 24 non scopriremmo solo reati, ma anche peccati». E uno nuovo: «A legge approvata l’Italia sarà  più libera, avremo risparmiato tanti soldi, avremo un uguale o maggior risultati contro il crimine». Per dirla con il dipietrista Luigi Li Gotti «chissà  che legge ha letto Alfano» visto che magistrati e poliziotti denunciano all’opposto il rischio di perdere uno strumento fondamentale per arrestare i colpevoli. Ma il ministro ironizza su toghe e stampa: «Sarebbe una grandissima riforma separare le carriere di alcuni pm e alcuni giornalisti». La legge, con carcere e multe per giornalisti ed editori, con l’allontanamento del pm denunciato per fuga di notizie, per certo intimidisce chi indaga e chi fa cronaca giudiziaria.


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