Italia, anoressia di diritti

WELFARE. Presentato ieri il Rapporto sui diritti globali 2010 dedicato alla “Crisi di sistema e alternative”. Aumenta la povertà  assoluta ed è boom degli sfratti. La risposta è il taglio ai fondi per le politiche sociali. Si presenta in copertina bianca il Rapporto sui diritti globali 2010 dedicato alla “Crisi di sistema e alternative”. Come [&hellip

Dina Galano - Terra Sergio Segio • 26/5/2010 • Recensioni 2010 • 517 Viste

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WELFARE. Presentato ieri il Rapporto sui diritti globali 2010 dedicato alla “Crisi di sistema e alternative”. Aumenta la povertà  assoluta ed è boom degli sfratti. La risposta è il taglio ai fondi per le politiche sociali.

Si presenta in copertina bianca il Rapporto sui diritti globali 2010 dedicato alla “Crisi di sistema e alternative”. Come a rispondere al Libro bianco governativo, colpevole, secondo i curatori, di aver reagito alla crisi economica riproponendo la «legge del più forte e una filosofia darwinistica del progresso». L’annuale lavoro di lettura documentata della condizione dei diritti umani nel mondo è stato presentato ieri da Società INformazione e dalla Cgil nella sua sede romana, con la partecipazione dei segretari delle associazioni (dall’Arci a Gruppo Abele e Actionaid, passando per le realtà  di Legambiente e Forum ambientalista) che hanno contribuito alla stesura delle oltre 1300 pagine di rapporto. Il quadro dipinto «ricorda che poco è cambiato e che c’è ancora molto da fare perché lo stato dei diritti possa migliorare in maniera significativa».

Il più grande sindacato confederale italiano non poteva che far partire la propria analisi dagli aspetti economici di una crisi che, è stato ricordato dal curatore del rapporto Sergio Segio, «è strutturale e di sistema». L’unico dato rimasto costante rispetto all’edizione 2009, ha avvertito il sindacalista, «riguarda il livello di povertà  raggiunto dal nostro Paese, fermo al 23esimo posto dei trenta Paesi dell’area Ocse per livello di reddito». Circa il 10 per cento degli italiani è sotto la soglia di povertà  relativa rispetto alla media europea assestata all’8 per cento; più del 15 per cento delle famiglie “assolutamente povere” è tale malgrado il capofamiglia risulti occupato; l’81 per cento di degli italiani che si rivolgono al Banco alimentare, inoltre, è costituito da appartenenti alla classe operaia.

Segno che «la povertà  sta colpendo anche coloro che dispongono di reddito», fa notare Segio, mentre «la finanza speculativa continua ad agire con logiche terroristiche». Citando Jacques Delors, «come spiegare a un cittadino che guadagna 800 o 1200 euro al mese che abbiamo salvato le banche? Come possiamo mantenere viva la sua fiducia?». La risposta, sembra, deve saper proporre «regole nuove». E dunque, come propone il presidente dell’Arci Paolo Beni, «incominciare dalla tassazione delle rendite perchè non si può più prescindere dal legiferare sul reddito di cittadinanza e per la redistribuzione delle risorse». Se, infatti, avere un lavoro non basta a proteggere dall’impoverimento, il rapporto mette in evidenza come si stia passando dalla logica dei diritti a quella della beneficenza.

Un passaggio durante il quale si sta verificando una vera «spoliazione dei diritti», nota Francesco Martone della Fondazione Basso. Dalla tutela dell’infanzia al diritto alla casa, diventato una «vera emergenza sociale» con l’impennata (+18,6% nel 2008 rispetto all’anno precedente) degli sfratti esecutivi. Dalla protezione dei pensionati al diritto alla salute, ridottisi, insieme ai tagli alla spesa pubblica, al punto che quasi un italiano su cinque quest’anno ha rinunciato alle cure mediche per motivi economici. Fino alla pressoché totale cancellazione dei diritti degli “ultimi”: immigrati e detenuti, i primi a fare le spese di un sistema di welfare ridotto all’osso. «Diminuisce il sociale e aumenta il penale», denuncia don Ciotti, presidente del Gruppo Abele, mentre «si impoveriscono le speranze: negli ultimi tre anni è, infatti, triplicato il numero degli antidepressivi a cui sono ricorsi i cittadini italiani».

Ma il rapporto sui diritti globali è, appunto, un osservatorio composito dove la realtà  italiana è colta in raccordo con un sistema globalizzato, con quel «colosso dai piedi d’argilla» che vede aumentare i conflitti e di cui grande responsabilità  va ascritta alle democrazie liberali. «Se prima difettava la prassi dei diritti umani – avverte Patrizio Gonnella di Antigone – oggi stiamo perdendo anche la retorica dei diritti umani». E la criticità  del sistema si è ormai riflessa, notano unanimi i collaboratori del rapporto, nel «deficit di pensiero critico, di risposte concrete e di iniziative politiche adeguate».

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