La guerra dei passaporti nell’Ue

Crisi fra Budapest e la Slovacchia per la cittadinanza offerta alla minoranza ungherese

Bratislava avverte: se i magiari diranno sì perderanno lavoro e diritti politici

 

ANDREA TARQUINI - la Repubblica Sergio Segio • 27/5/2010 • Europa • 255 Viste

 

BERLINO – Drammatica escalation della tensione tra Slovacchia e Ungheria. Un confronto ogni giorno più duro tra i due paesi pesa sull’Unione europea e sulla Nato, di cui entrambe le giovani democrazie fanno parte, ed evoca i sinistri ricordi degli odii etnici tra Stati nazionali o multinazionali europei dei due secoli passati. Ieri il Parlamento di Budapest, con 344 voti contro 3 – un’unanimità  da emergenza nazionale o che ricorda sistemi politici particolari – ha approvato l’annunciata legge che permette la concessione unilaterale della cittadinanza ungherese ai circa 3,5 milioni di persone di lingua, cultura o discendenza magiara viventi oltre confine. Immediata, e durissima, la reazione della Slovacchia, dove è di origine ungherese il 10 per cento della popolazione: un decreto legge governativo, approvato dai legislatori in seduta straordinaria, ha stabilito che chi chiederà  la cittadinanza magiara perderà  quella slovacca. Perderà  anche il posto di lavoro, se impiegato nella funzione pubblica, o ogni mandato politico, dal Parlamento ai Comuni.

Forse mai prima d’ora, con l’eccezione della crisi che portò alla fine violenta della Jugoslavia, una crisi di tale gravità , e motivata da serie divergenze su nazionalità  e cittadinanza, ha opposto dopo il 1989 della fine del comunismo due paesi dell’Europa centrale e centro-orientale. «Questa è una minaccia alla nostra sicurezza nazionale», ha detto il premier socialdemocratico slovacco, Robert Fico. Aggiungendo che se un deputato chiederà  la cittadinanza ungherese, oltre alla cittadinanza slovacca perderà  anche il mandato. Chiunque scelga l’Ungheria dovrà  dichiararlo, pena una multa di oltre 3000 euro.

Reazione pesante, insomma, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 12 giugno. Peggio ancora, notano osservatori occidentali, la dura reazione slovacca alla legge ungherese, oltre ad esasperare le tensioni bilaterali, sul piano interno potrebbe finire per rafforzare il Partito nazionale slovacco (Sns), la forza tradizional-nazionalista di Jan Slota.

La crisi slovacco-ungherese si è acutizzata negli ultimi anni. Il nuovo partito di maggioranza relativa a Budapest, la Fidesz (centrodestra con forti toni di orgoglio nazionale) del futuro premier Viktor Orban, aveva promesso di varare in corsa la legge sulla doppia cittadinanza. La definisce conforme con la Convenzione sulle nazionalità  del Consiglio d’Europa. Esponenti della maggioranza ungherese l’hanno spesso posta in relazione con la determinazione a «eliminare la vergogna del Trattato del Trianon», quello con cui alla fine della prima guerra mondiale l’Ungheria perse ampia parte del suo territorio. E simili dichiarazioni agitano lo spettro di pericolosi sogni di revisione delle frontiere postbelliche europee.

Bratislava non ci sta. Denuncia il carattere unilaterale e non negoziato, come si fa di solito in ambito europeo su tali temi, della scelta magiara. E dopo la dura reazione preannuncia ricorsi alle organizzazioni internazionali. Il rischio è che la Ue, già  alle prese con l’emergenza del debito pubblico e la crisi dell’Euro, debba schierarsi e magari dividersi su una grave tensione in più. I più pessimisti ieri sera nelle due capitali parlavano persino del pericolo che gli slovacchi d’origine ungherese che chiederanno la cittadinanza magiara e perderanno quella slovacca finiscano per sentirsi ghettizzati, discriminati e respinti come accade nell’allora Jugoslavia all’etnia maggioritaria nel Kosovo.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This