Province, retromarcia del governo ma è rivolta di Regioni e Comuni

ROMA – È rivolta di Regioni, Comuni, Comunità  montane mentre il governo fa dietrofront sull’abolizione delle dieci Province. La manovra da 24 miliardi per il biennio 2011-2012, che costerà  400 euro a cittadino secondo l’Adiconsum, ha scatenato l’ira di tutti i livelli istituzionali delle autonomie locali. Il clamore della vicenda pone in primo piano la questione dell’abolizione delle dieci Province: è apparsa e poi scomparsa nel testo. La maggioranza si è spaccata verticalmente: Bossi ha minacciato chi osa toccare Bergamo, i finiani hanno replicato sul Secolo che le province vanno chiuse tutte. Ieri la soluzione che in sostanza è una retromarcia del governo: il presidente dell’Upi, l’associazione delle Province, ha annunciato di aver avuto rassicurazioni direttamente da Berlusconi. In serata tocca al ministro del Welfare Sacconi l’annuncio: «La riduzione effettiva si farà  attraverso il disegno di legge sulla riforma delle Autonomie locali». Poi da Parigi, all’Ocse, Berlusconi conferma: «Nel decreto nessun accenno a Province».

Ma è l’intero pacchetto dei tagli, ad irritare Regioni e Comuni. «E’ una manovra insostenibile, pesa per il 50 per cento su di noi», ha detto Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni che nel biennio dovranno sostenere tagli ai trasferimenti per 8,5 miliardi. «Siamo sconcertati», ha detto il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino che denuncia «l’inaffidabilità » del governo: i tagli ai trasferimenti ai Comuni sono saliti nel giro di una settimana dagli 1,2 miliardi annunciati ai sindaci dal governo, ai 4 che figurano nel testo della manovra. Malumore anche per la parte normativa: in primo luogo l’obbligo per i Comuni sotto i 30 mila abitanti di non detenere alcuna partecipazione societaria, secondariamente la questione del catasto che, nell’ambito della maxisanatoria, si allontana dai Comuni e viene sempre più accentrato.

Intanto la manovra suscita malumori nel mondo della cultura oltre che negli innumerevoli enti di ricerca chiusi e accorpati. I finanziamenti ai 232 istituti, di varie discipline e di diversa ispirazione, verranno sottratti al ministro per la Cultura Bondi e passeranno alla presidenza del Consiglio e a Tremonti. Il decreto stabilisce infatti l’annullamento di tutti i finanziamenti ma si riserva di utilizzare il 30 per cento delle risorse che derivano da questi tagli su base discrezionale.

Agitazione nel mondo della scuola e sindacati mobilitati. Gli scatti di anzianità  per il personale della scuola saranno infatti congelati fino al 2012. «Per il personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario – dice il decreto – gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dal contratto». Anche i medici sul piede di guerra: temono 12mila tagli nella sanità  pubblica.


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