Rappresentanza e diritti, “l’Europa si adegui”

ROVERETO – Non basta più fare le cose ‘per’ loro: bisogna iniziare a lavorare ‘con’ i rom. È questo il messaggio principale lanciato dal 13° convengo nazionale dell’Aizo (associazione italiana zingari oggi), in corso oggi e domani in Trentino, a Rovereto. In ambito scolastico, sociale, culturale ed educativo la comunità  rom deve diventare parte attiva e protagonista delle iniziative a lei rivolte, per guadagnare peso e poter rivendicare i propri diritti. Ne è convinto per primo Jovan Damianovic, deputato rom nella Repubblica di Serbia, che invita tutti gli altri paesi, Italia compresa, ad aprire le porte delle istituzioni ai rom: “E’ arrivato il tempo che la nostra popolazione abbia una voce politica non solo nell’Est Europa, ma in tutto il territorio dell’Ue. Per questo i rom devono iniziare a chiedere e costruire una loro rappresentanza. Noi in Serbia abbiamo già  deputati e ministri: è ora che l’Europa si adegui”. Il deputato rivendica le radici antiche della presenza rom in Europa, che affondano nel XIV e XV secolo: “Siamo la minoranza che vi risiede da più tempo e l’Ue ha l’obbligo morale di migliorare anche la nostra vita”.

La partecipazione attiva non è rimandabile neanche in ambito scolastico, come sottolinea Letizia De Torre, in passato sottosegretario al ministero della Pubblica istruzione e attualmente membro della Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera: “E’ venuto il tempo in cui i rom si facciano carico dell’istruzione dei loro figli – spiega -. In questi anni le istituzioni si sono occupate di questo aspetto anche grazie all’intervento dei volontari, ma dobbiamo essere onesti e dire che è ancora troppo scarso il successo scolastico”. Per questo, secondo De Torre, “il passo da fare è che i rom e i sinti che hanno studiato e hanno una posizione culturale di prestigio si occupino per primi della situazione”. Una conditio sine qua non per ottenere dei risultati resta, comunque, una situazione economica familiare stabile perché “finchè ci saranno i campi nomadi sarà  difficile avere buoni risultati, poichè la famiglia conta molto per il successo”.

Un ulteriore appello arriva da Esma Halilovic, della cooperativa “Rom Bosnia Erzegovina” (vedi lancio successivo), secondo cui “quando ci sono dei progetti, i comuni dovrebbero dare la precedenza a chi, tra le cooperative e le associazioni, dà  lavoro al maggior numero di rom. Perché se su mille persone coinvolte i rom sono 10, allora non avremo mai la possibilità  di migliorare le nostre condizioni”. Come primo passo per ottenere pari dignità , la presidente nazionale dell’Aizo Carla Osella saluta con emozione la cerimonia che si svolgerà  domani a Rovereto, quando la bandiera rom, primo popolo senza nazione, sarà  issata al fianco di 88 altri stendardi nel monumento cittadino “Campana dei caduti”.(gig)

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