Redistribuire l’austerity

Tutti i governi varano manovre correttive e antideficit. Taglio alla spesa e ai salari pubblici, aumento delle pensioni: la solita ricetta. Parigi va controcorrente: interverrà  sulle rendite. Fmi: un’Iva sulle operazioni finanziarie. Le ipotesi in Italia

Davide Orecchio - Rassegna.it Sergio Segio • 18/5/2010 • Europa • 287 Viste

Il vento dell’austerità  e del risparmio spira sull’Europa in questa primavera all’insegna del maltempo che sembra un inverno prolungato ad libitum. Il piano straordinario da 750 miliardi varato da Bruxelles e la difesa dell’euro sui mercati esigono nuove risorse. Quasi tutti gli stati membri, dai più ai meno esposti, elaborano misure antideficit intervenendo sugli obiettivi più a portata di mano della spesa pubblica, salari dei dipendenti pubblici e pensioni in testa. Misure impopolari, ingenerose, a senso unico e con la potenzialità  di accendere conflitti sociali e di trasformare tutte le capitali europee in un’Atene in fiamme. E’ una questione non solo di giustizia sociale. E’ una questione prettamente politica e di tenuta dei governi in carica rispetto ai propri governati: come varare programmi di austerità  comprensibili e accettabili? Come redistribuire questa cinghia tirata? A dare un’occhiata in giro, sembrano ancora pochi i governi che si pongono il problema.

Francia, Germania, Gb
Le risposte possono essere più o meno intelligenti. In Italia al di là  delle proposte simbolico-populiste del ministro Roberto Calderoli – ridurre lo stipendio a parlamentari e magistrati – per il momento non si vede molto. In Francia provano una strada diversa. Il ministro del Lavoro Eric Woerth annuncia un piano per aumentare l’età  pensionabile oltre i 60 anni, ma Sarkozy vi affianca un inasprimento fiscale a carico dei redditi medio-alti. A Parigi lavorano su meccanismi di solidarietà  finanziati dagli alti redditi e sulle ritenute sulle rendite da capitale: già  è una strada diversa. In Germania invece, racconta Victor Mallet sul Financial Times

“la consultazione elettorale (…) ha dimostrato che gli elettori del Reno-Westfalia preferiscono pagare più tasse piuttosto che rinunciare all’asilo nido o alla piscina pubblica. ‘In Germania la gente è favorevole all’austerity e alla stabilità  e contraria ai ‘bilanci allegri’, rileva Jà¼rgen Falter, professore di scienze politiche all’università  di Mainz”.

In Germania, ad ogni modo, la discussione su una tassa sulle transazioni finanziarie sta facendo passi avanti. A quanto riferisce Eurointelligence:

“La materia è ormai all’ordine del giorno ed è molto probabile che vada in porto. La richiesta avanzata dalla Spd di una tassa sulle transazioni finanziarie è stata accolta da una parte della coalizione di governo, compresa la stessa Cdu, ed è sempre più forte l’impressione che la Germania stia per prendere delle decisioni unilaterali”.

In Gran Bretagna (dove si viaggia verso un deficit di bilancio di 163 miliardi di sterline) il nuovo esecutivo conservatore-liberale si appresta a varare una manovra di emergenza e tagli da 6 miliardi di sterline: sarà  pronta entro il 22 giugno, ha annunciato il ministro delle Finanze George Osborne. A Londra la situazione non è rosea. Un lancio Adnkronos/Dpa riferisce che il viceministro del Tesoro del governo uscente, Liam Byrne, avrebbe lasciato una nota per il suo successore David Laws nella quale si legge: “Mi dispiace dirti che i soldi sono finiti”. Buona fortuna.

Il Fmi boccia la Tobin Tax
Come coinvolgere le rendite nell’austerity? Una soluzione ci sarebbe, la Tobin Tax. Una tassa sulle transazioni finanziarie, appunto. Ma uno strumento del genere non funzionerebbe se non fosse varato in un contesto internazionale. E ha molti, troppi nemici. Dal Fondo monetario internazionale arrivano un paio di proposte alternative, che saranno presentate al prossimo G20: istituire un’assicurazione sui depositi, oppure un’Iva sulle operazioni finanziarie. Ne ha parlato oggi (17 maggio) un autorevole esponente del Fondo, il responsabile degli Affari fiscali Carlo Cottarelli, a margine di un convegno a Milano. “Non pensiamo che tassare le transazioni finanziarie sia il modo migliore per raggiungere l’obiettivo”, ha detto Cottarelli all’Apcom. Esistono però due alternative. “La prima è un contributo simile a una ‘deposit insurance’, un’assicurazione sui depositi. E’ un contributo che il settore finanziario potrebbe pagare per assicurare quelle passività  che non sono assicurate sui depositi”. La seconda, riporta sempre l’Apcom citando Cottarelli, “è quella di una ‘financial activity tax’. Come sapete l’Iva attualmente non si applica sulle operazioni del settore finanziario; questa sarebbe una tassa che potrebbe essere imposta sulla somma di profitti e remunerazioni, perché questa somma rappresenta il valore aggiunto e l’Iva tassa il valore aggiunto. Quindi una tassa di questo tipo potrebbe essere considerata nel caso in cui i governi volessero andare oltre la misura dell’assicurazione sui depositi”.

In Italia tagli a senso unico
A Roma e dintorni certezze non ce ne sono. Di austerità  con juicio però non parla nessuno. A meno che non si voglia prendere sul serio le proposte di Robin Hood Calderoli. Non dimentichiamo però – sempre citando l’articolo del Financial Times – che da noi “la cinghia è stretta già  da un po’. (…) Negli ultimi cinque anni i governi di centro sinistra e centro destra hanno limitato attentamente la spesa, mantenendo il rapporto tra il deficit di budget e il Pil entro limiti accettabili”.

La manovra correttiva però cresce giorno dopo giorno. Non più 25 miliardi ma quasi 28. Come sarà  fatta? Il grosso della manovra sarà  composto da tagli strutturali alla spesa pubblica, con le infrastrutture a rischio – riferisce il Corriere della Sera – a cominciare dai finanziamenti stanziati dal Cipe (11 miliardi), e seguendo con la previdenza, la scuola, i trasferimenti agli enti locali. Oggi il ministro della Pubblicazione amministrazione, Renato Brunetta, ha escluso tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici. “Nessun taglio agli stipendi dei dipendenti pubblici. Non stiamo come la Grecia”, ha detto. “Nessuna drammatizzazione – assicura Brunetta -. Stiamo solo andando a caccia di sprechi”. Il ministro dunque scarta dal menu il congelamento del rinnovo contrattuale 2009, anche perché non essendo ancora a bilancio non porterebbe alcun risparmio. Sulle pensioni invece sono allo studio diversi interventi: si ipotizza un dimezzamento delle finestre d’uscita per pensioni di anzianità  e vecchiaia nel 2011. Repubblica e l’Agi, però, riportano un “piano b” che prevedrebbe il blocco delle finestre di anzianità  già  da luglio 2010. E’ infine confermato l’intervento strutturale sulle pensioni di invalidità  civile.

Pigs senza pietà 
Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna – gli stati a rischio di insolvenza – si sono mossi, ma solo sul cammino delle leggi draconiane. Le misure varate da Atene in cambio degli aiuti concessi da Ue e Fmi non lasciano “scampo” a chi vive del proprio. Già  da domani scatterà  la prima tranche dei prestiti Ue: 14 miliardi e mezzo sui 30 stanziati dall’Eurozona. Il premier Giorgio Papandreou oggi ha fatto appello al popolo greco per una “azione comune” contro le “forze incontrollabili” che ne minacciano il futuro. “Niente è impossibile quando siamo uniti, determinati e abbiamo un obiettivo comune”, ha detto. Se Atene mettesse nel mirino anche rendite, evasione fiscale e finanza, quest’appello avrebbe qualche chance in più di non cadere nel vuoto. Lo stesso vale per la Spagna di Zapatero, attesa da uno sciopero generale il prossimo 2 giugno. Il congelamento delle pensioni e il taglio del 5% ai salari pubblici non sono piaciuti ai sindacati. Da un governo socialista ci si aspetterebbe un poco di coraggio in più.

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