Scajola e Verdini? “Casi isolati” poi Berlusconi fa marcia indietro

ROMA – Silvio Berlusconi la ha ripetuto anche ieri in un colloquio con un deputato del Pdl: «C’è un clima pesante, vogliono buttarci giù, ma non ci riusciranno. Non è come la prima repubblica, stavolta la gente sta con noi». E proprio per evitare il “contagio”, il premier vorrebbe sterilizzare i «casi singoli, le mele marce» prima che l’intero cesto venga travolto. La parola d’ordine è mettere mano al partito, visto che Scajola ha già  a tolto il disturbo. «Sono circondato da gente di cui non mi fido più», si sarebbe sfogato il premier secondo l’Apcom.
Da qui nasce il giallo del libro di Vespa, anticipato ieri alle agenzie di stampa nella parte in cui Berlusconi sembrerebbe “scaricare” sia Scajola che il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Alla domanda di Vespa sui due uomini politici, Berlusconi infatti risponde: «Si tratta di casi personali e isolati e dagli ultimi sondaggi risulta che per l’opinione pubblica è chiaro che questi casi non hanno nulla a che vedere né con l’attività  di governo né con quella del partito». Silvio Berlusconi è a palazzo Chigi quando le agenzie battono questa anticipazione. Denis Verdini comprende che, se non otterrà  subito una smentita, le sue dimissioni saranno inevitabili. Così si attiva, si fa passare il premier al telefono durante il Consiglio dei ministri e gli chiede spiegazioni (offrendo anche di lasciare il posto). Berlusconi, a sorpresa, gli preannuncia invece che farà  una precisazione. E così sarà . Con due note distinte. La prima per dire di non aver «mai pronunciato i nomi di Scajola e di Verdini, né altri nomi». La seconda per riconfermare fiducia al coordinatore Pdl.
Anche Vespa a stretto giro interviene nella querelle, all’apparenza per confermare la versione del premier, in realtà  per dimostrare la correttezza delle frasi riportate nel libro. «La precisazione del presidente del Consiglio – afferma infatti il giornalista – è corretta. In una domanda ho fatto riferimento alle inchieste su Scajola e Verdini, ma è vero che nella sua risposta il presidente non ha fatto nomi». Il conduttore annota anche la data del colloquio, il 18 maggio. Ovvero il giorno successivo alla cena di Arcore tra lo stesso Scajola e Berlusconi. Durante la quale, a differenza di quanto avevano fatto filtrare gli uomini vicini al politico ligure, il Cavaliere gli avrebbe espresso tutta la sua irritazione per gli «oscuri messaggi» inviati dalla moglie di Scajola attraverso Repubblica.
Per Berlusconi la vicenda di ieri è invece soltanto «un equivoco». Ma nel Pdl, dove Verdini è più temuto che amato, circola un’altra versione: l’intenzione del premier sarebbe quella di cambiare l’aria a via dell’Umiltà  e il nome che circola è quello di Gaetano Quagliariello. Quella che Berlusconi invece conferma è la linea sull’inchiesta grandi appalti: «Nessuna indulgenza, nessuna impunità  per chi ha sbagliato». Tuttavia, aggiunge di non aver gradito «per nulla l’ennesima esibizione di isteria giustizialista, con la pubblicazione di centinaia di nomi di clienti di un’azienda presentati come se fossero tutti dei colpevoli». «Se ci saranno uno, due, tre casi di comportamenti illegittimi saranno i magistrati ad accertarlo. E in questo caso ci sarà  severità  di giudizio». Berlusconi deve presentare la faccia feroce anche per non lasciare spazio alla Lega. «Non tollereremo coperture di nessun tipo», minaccia infatti su La7 Roberto Maroni. mostrando di credere all’esistenza di «un sistema gelatinoso di favori da spazzare via».


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