SPAGNA. Zapatero sempre più isolato, si salva per un solo voto

by Sergio Segio | 28 Maggio 2010 6:50

Ieri il terribile piano d’aggiustamento adottato il 12 maggio nel tentativo di rimettere ordine ai conti e riportare il deficit pubblico (11.4% sul pil nel 2009) nei parametri di Maastricht (3%) entro il 2013, è passato alle Cortes, la Camera spagnola, per un solo voto: 169 sì, 168 no e 13 astensioni. Decisive.
I sì erano tutti e solo quelli del Psoe (che pure al suo interno cova scontenti e riserve), i no quelli dell principale partito dell’opposizione di destra, il Partido popular, il cui leader Mariano Rajoy (privo di qualsiasi controproposta che non sia demagogia pura) ha dichiarato di votare contro per evitare «che il principale problema dell’economia spagnola, il presidente del governo Zapatero, continui a restare in carica» (ma in realtà  Rajoy nicchia sulle elezioni anticipate rispetto al 2012, anche se ora le vincerebbe in carrozza, in quanto si troverebbe a dover essere lui a maneggiare il disastro). Gli altri no sono venuti dai nazionalisti moderati baschi, il Pnv (un no pesantissimo perché il Pnv serve al governo, come è accaduto negli anni scorsi, per far passare la prossima legge finanziaria), dal partitino simil-radicale UPyP di una transfuga socialista, e dalla sinistra, quella nazionale (Izquierda unida, rimasta con un seggio solo) e quella nazionalista (i catalini dell’Erc, i galleghi del Bnc, i navarri di NaBai). Le 13 e decisive astensioni sono venute dai moderati liberal-dc catalani di Ciàš, dai canari di Cc e dai baleari di Upn.
Se «el zapaterazo», che la ministra dell’economia Elena Salgado ha definito «doloroso ma imprescindibile» (taglio del 5% dei salari pubblici, congelamento delle pensioni, abolizione del «cheque-bebé» per i neonati, investimenti pubblici brutalmente potati) non fosse passato il segnale sarebbe stato devastante: per la Spagna e per la Ue e per i famosi «mercati». Che, come il Fmi e l’Ocse, hanno elogiato giudicandolo però insufficiente e chiedendo di più (riforma del mercato del lavoro e delle pensioni). I sindacati, con la disoccupazione al 20%, temporeggiano sullo sciopero generale. Zapatero, solo e indebolito, tenta di recuperare annunciando nuove imposte «sui ricchi», che aveva – scandalosamente – risparmiato nel «plan de ajuste». Ma chissà  se basterà . (m.m.)

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