Stop ai finanziamenti per produrre bombe cluster e mine

Le banche italiane non potranno più finanziare le aziende (anche straniere) che le producono: la norma in un disegno di legge presentato questa mattina al Senato da alcuni parlamentari bipartisan e dalla Campagna italiana contro le mine

Redattore sociale Sergio Segio • 25/5/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 254 Viste

MILANO – Chiudere i rubinetti finanziari alle aziende che producono mine antiuomo e bombe a grappolo (cluster bomb): è l’obiettivo del disegno di legge sulle “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”, presentato questa mattina al Senato dalla senatrice del Partito Democratico Silvana Amati (prima firmataria del ddl) e dall’associazione Campagna italiana contro le mine. Se la proposta diventerà  legge dello Stato, le banche italiane non potranno più fornire a queste imprese alcun tipo di supporto economico, sia diretto che indiretto, pena una sanzione fino a un milione di euro.

“Si stima che nelle guerre degli ultimi dieci anni  siano state utilizzate oltre 360 milioni di submunizioni a grappolo (cluster)”,  si legge nell’introduzione del disegno di legge. Ogni anno nel mondo rimangono vittime di queste armi (disseminate in 23 Paesi) 11mila persone, di cui il 98% civili e per un quarto bambini. “E’ il primo disegno di legge secondo cui i principi dei trattati internazionali firmati da uno Stato valgono anche per gli enti di diritto privato che in quello Stato operano –sostiene Giuseppe Schiavello, coordinatore della Campagna italiana contro le mine–. Se l’Italia ha firmato il Trattato di Ottawa sulla messa al bando delle mine antipersona e la Convenzione di Oslo che probisce la produzione e il commercio delle cluster bomb, questi principi devono valere anche nell’attività  finanziaria del nostro Paese. L’unica banca italiana che al momento finanzia un’impresa straniera di questo genere è Intesa San Paolo, ma il contratto era precedente alla Convenzione di Oslo del 2008, scadrà  nel 2012 e la banca ci ha assicurato che l’accordo non sarà  prorogato”.

Come spiega la premessa al ddl, secondo un rapporto di due organizzazioni non governative olandesi sono 138 le istituzioni finanziarie nel mondo che forniscono investimenti e servizi alle imprese che producono bombe a grappolo, per un valore complessivo di circa 20 miliardi di dollari.
Il ddl, oltre ad essere presentato con la firma di alcuni senatori del Pd, vede anche quella della senatrice del Popolo della Libertà  Barbara Contini: “La Contini non può da sola rappresentare la volontà  del governo –dice Giuseppe Schiavello-, ma il suo è certamente un segnale positivo e può essere un veicolo di promozione del disegno di legge all’interno della maggioranza. Ora bisognerà  aspettare per capire quale strada prenderà  il ddl: nel nostro Parlamento il periodo di approvazione di una legge può essere tanto breve quanto molto lungo”. 
Intanto mancano poche settimane all’entrata in vigore della Convenzione di Oslo, finora ratificata da 31 Paesi (l’Italia è stata tra i primi firmatari): assumerà  forza di legge a partire dal 1 agosto 2010.
Per maggiori informazioni http://www.campagnamine.org/. (Daniele Ferro)

 

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