Strage nel cuore di Kabul, 18 morti

Nuovo attacco dei Taliban all’Isaf, autobomba esplode vicino al Parlamento
Uccisi anche donne e bambini Arrivato a mille il numero delle vittime americane

GIAMPAOLO CADALANU - la Repubblica Sergio Segio • 19/5/2010 • Guerre, Armi & Terrorismi • 169 Viste

C’è sempre un traffico infernale sulla via Dar’ul-aman, a Kabul. Vecchie Toyota procedono fianco a fianco di furgoncini stracarichi, cambiando corsia di continuo per evitare le buche. Solo i convogli militari, preceduti da pattuglie afgane che sgombrano la via e dotati di mezzi più robusti, possono permettersi di andare un po’ più veloci sull’asfalto devastato.
Ieri però la velocità  non è servita a nulla ai mezzi dell’Isaf. C’era un’auto che avanzava verso la colonna, e che negli ultimi metri si è lanciata contro i mezzi della missione internazionale. Era una Toyota Corolla. Il luogo comune la vuole mezzo preferito dai kamikaze, ma è ridicolo pensare che possa essere un’informazione utile, visto che il parco viaggiante delle strade afgane è composto almeno all’80 per cento appunto di decrepite Corolla. Un altro segno significativo, nel linguaggio degli attentati, sono le sospensioni abbassate. E ieri la berlina doveva avere davvero gli ammortizzatori schiacciati, visto che aveva a bordo una carica pari a 750 chili di tritolo.
L’esplosione ha distrutto una decina di veicoli, militari e non: quando la polvere si è posata, in terra erano rimaste almeno 18 persone, fra cui cinque militari americani e un canadese, oltre a una cinquantina di feriti. Ancora una volta, sono i civili afgani a pagare il prezzo più alto: l’esplosione dell’autobomba ha colpito in pieno un autobus, facendo strage fra i passeggeri, anche donne e bambini.
La polizia afgana ha subito bloccato la zona tutto intorno al palazzo di re Amanullah, un capolavoro architettonico che dopo la guerra civile è diventato il simbolo della devastazione. La zona è centralissima: a pochi passi c’è il museo di Kabul e poco più in là  il Parlamento, poche centinaia di metri sulla stessa strada c’è l’ospedale finanziato dalla Cooperazione italiana, più avanti alcuni edifici dell’università  e una moschea. La scelta di colpire nel cuore della capitale si affianca alla rivendicazione immediata: i Taliban si sono subito assunti la responsabilità  dell’attentato, precisando addirittura la quantità  di esplosivo caricato sulla berlina.
Il significato del gesto è esplicito: è un passo della “offensiva di primavera” annunciata dai Taliban mentre Isaf e esercito afgano avviano gradualmente l’operazione Hope verso Kandahar. In altri termini: gli “studenti coranici” più radicali fanno sapere di non essere disposti ad accettare alcuna ipotesi di trattativa, e tanto meno di poter immaginare una resa. La prospettiva di un negoziato con l’ala moderata del movimento integralista è l’asse su cui Hamid Karzai vuole appoggiare il futuro dell’Afghanistan. Il presidente lo ha ripetuto nei giorni scorsi, durante la visita a Washington, alle sue controparti d’oltreoceano e tutto lascia pensare che l’amministrazione Obama sia più disponibile di quella che l’ha preceduta.
Tanto più che l’agguato di Kabul, ad appena un giorno dall’attentato contro la colonna Isaf che è costato la vita a due Alpini, si affianca ad altri attacchi nel sud. Nella provincia di Ghazni, dice la polizia afgana, i Taliban hanno decapitato tre ragazzi accusandoli di essere spie per gli occidentali. Nella Paktia un aspirante kamikaze è stato ucciso mentre cercava di attaccare un palazzo governativo. Gli uomini del mullah Omar usano il loro linguaggio per ribadirlo ancora una volta: la guerra continua.

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