Uccisi altri due attivisti indigeni

L’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani ha condannato ieri l’assassinio di Timoteo Alejandro Ramà­rez, leader del Movimento di unificazione e lotta triqui indipendente (Multi) e di sua moglie, Cleriberta Castro. I due attivisti indigeni sono stati uccisi nella loro casa di Yosoyuxi, nella regione triqui di Oaxaca, in Messico, nel tardo pomeriggio del 21, da quattro uomini armati che si sono spacciati per venditori di mais. Contemporaneamente, un commando ha esploso colpi di arma da fuoco a scopo intimidatorio nei pressi del municipio autonomo di San Juan Copala.
Secondo quanto ha dichiarato Jorge Albino, rappresentante della Commissione per i diritti umani del municipio autonomo, gli abitanti della regione avrebbero riconosciuto negli aggressori i membri del Movimento di unificazione e lotta triqui (Mult).
Un altro capitolo della lotta che oppone le due fazioni indigene nella regione (Ramà­rez, che aveva già  subito due attentati, era stato il fondatore del Mult, organizzazione da cui molti esponenti si separarono, nel 2006, per dar vita al Multi). Un ulteriore avvertimento del governo di Oaxaca di Ulises Ruiz Ortiz – ha affermato Albino – che intende militarizzare la regione e contrastare il progetto di autodeterminazione triqui che ha già  compiuto tre anni; e che, nella poverissima regione, ha portato sviluppo a 32 comunità , molte delle quali indigene.
In cinque mesi, nella regione triqui di Oaxaca sono state uccise almeno 25 persone. Ultime vittime, alcuni attivisti di una carovana umanitaria, a fine aprile. Un’altra carovana di pace e aiuto, composta anche dall’associazione italiana Ya basta, arriverà  comunque nella regione il prossimo 8 giugno


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