Voleva incontrare i palestinesi, ingresso negato a Chomsky

ISRAELE SEMPRE PIà™ CHIUSO

Michele Giorgio - il manifesto Sergio Segio • 18/5/2010 • Guerre, Armi & Terrorismi • 180 Viste

GERUSALEMME
Negando l’ingresso a Noam Chomsky Israele incoraggia il boicottaggio internazionale delle sue università . Così ieri Ha’aretz ha commentato la decisione dello Stato ebraico di impedire l’ingresso al celebre intellettuale ebreo americano, respinto domenica scorsa al valico di Allenby con la Giordania mentre era diretto assieme alla figlia in Cisgiordania, dove avrebbe dovuto tenere una conferenza all’università  palestinese di Bir Zeit.
Carlo Strenger, l’editorialista del quotidiano israeliano, ha posto l’accento su una delle questioni più delicate al centro del dibattito di organizzazioni internazionali, anche israeliane, che invocano il boicottaggio – anche accademico – fino a quando Israele non cesserà  l’occupazione dei territori palestinesi e lo Stato ebraico rispetterà  risoluzioni e convenzioni internazionali.
Lo sdegno è forte per il «divieto d’ingresso» stampato dalla polizia di frontiera sul passaporto di Chomsky quando gli agenti hanno capito che l’intellettuale che era diretto nei territori palestinesi e che la sua conferenza non si sarebbe svolta all’Università  di Tel Aviv. «Negare l’ingresso a qualcuno perché deve tenere una lezione a Ramallah e non a Tel Aviv è qualcosa che può accadere, forse, solo in un paese stalinista» ha commentato lo stesso Chomsky.
Nato nel 1928, Chomsky è linguista e teorico della comunicazione. Professore emerito al Massachusetts Institute of Technology, ha dato il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.
Secondo l’opinione di molti il «denied entry» è una ritorsione nei confronti di un intellettuale scomodo, che non ha mancato negli ultimi anni di criticare apertamente la politica dei governo israeliani nei confronti dei palestinesi. Dopo l’offensiva «Piombo fuso» contro Gaza (1.400 palestinesi uccisi) all’inizio del 2009, Chomsky dichiarò che «coloro che sostengono Israele, appoggiano la sua degenerazione morale».
Mustafa Barghuti, l’esponente politico palestinese che doveva accogliere Chomsky a Ramallah, ieri ha denunciato «l’abuso delle autorità  israeliane». Barghuti ha riferito che avrebbe voluto descrivere a Chomsky la realtà  dell’occupazione militare israeliana, della colonizzazione e della «creazione di un sistema di apartheid».
Israele, sottolineano tanti, non pare avere più riguardi verso gli intellettuali, ebrei e non, che criticano le sue politiche. Un esempio è stato il respingimento dello storico Norman Finkelstein. Su Ha’aretz Strenger nota come, nel caso di Chomsky, la sciabola del divieto d’ingresso si sia abbattuta su di uomo di cultura riconosciuto in tutto il mondo e che, pur criticando Israele, è un pacifista e sostenitore dello «soluzione dei due Stati», non ha mai rivolto appelli alla violenza e ad insurrezioni armate e si è anche dichiarato contro il boicottaggio accademico dello Stato ebraico.
Considerazioni che non trovano molti consensi in Israele. Il deputato del partito «centrista» Kadima, Otniel Schneller, ha detto che Israele fa bene a negare l’accesso a uno dei suoi accusatori. «A Chomsky – ha affermato con sarcasmo Schneller – raccomando di provare uno dei tunnel che collegano Gaza all’Egitto».

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