Adozioni, niente bimbi a genitori razzisti “Non si può scegliere il colore della pelle”

La Cassazione conferma la richiesta del procuratore generale: niente idoneità  a chi esprime preferenze etniche

Bocciata la domanda di una coppia che voleva un figlio solo di origine europea

ELSA VINCI - la Repubblica Sergio Segio • 2/6/2010 • Osservatorio razzismo & discriminazioni • 205 Viste

ROMA – Niente adozioni alle coppie “razziste”. Per la prima volta nella storia della giurisprudenza italiana la Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che l’aspirante genitore non può scegliere l’etnia del bambino. Non otterrà  l’idoneità  chi preferirebbe figli di pelle bianca o rifiuta bimbi neri. Il magistrato non potrà  convalidare decreti di adozione che contengano simili discriminazioni e, anzi, mettono in discussione la capacità  stessa della coppia ad accogliere un bambino. Chiaro il monito della Suprema Corte: un figlio va amato, non scelto.

Il principio, sancito con la sentenza 13332, cassa la richiesta di una coppia siciliana che desiderava adottare solo piccoli di origine europea. Lo scorso 28 aprile la Procura generale di piazza Cavour, sollecitata da un esposto dell’Associazione Amici dei bambini, ha chiesto alle Sezioni Unite di mettere al bando i decreti di adozione con indicazioni sulla razza. Ieri il principio enunciato dalla Cassazione: «Il decreto di idoneità  all’adozione pronunciato dal tribunale non può essere emesso sulla base di riferimenti all’etnia dei minori adottandi né può contenere indicazioni relative a tale etnia. Ove tali discriminazioni siano espresse dalla coppia di richiedenti, esse vanno apprezzate dal giudice di merito nel quadro della valutazione alla idoneità  degli stessi alla adozione internazionale». La Corte stabilisce così che coloro che vogliono soltanto figli europei non sono pronti a diventare mamma e papà .

«Se sceglie il colore della pelle, che genitore è?», commenta l’Associazione famiglie adottive e affidatarie. Non è così definitivo V. M., quarantenne romano padre di una bambina colombiana di 11 anni, che sottolinea i problemi provocati dal razzismo ai piccoli e ai genitori adottivi. «La sua pelle è color caffellatte – dice – Chiunque la vede capisce che non ha i tratti somatici della famiglia. Io e mia moglie non l’abbiamo scelta. L’abbiamo accolta. L’amiamo ogni giorno, confrontandoci e accettando le sue diversità  che per noi non sono quelle della pelle ma di una persona che cerca la sua identità . Non è scandaloso che alcuni, magari per basso livello di istruzione o per un complesso contesto ambientale, non si sentano in grado di affrontare la diversità  della pelle. Negare che i problemi esistono non aiuta la causa».

Non a caso la Cassazione insiste sulla necessità  che i servizi sociali diano una formazione adeguata alle coppie che intraprendono le procedure per l’adozione internazionale. Per guidarle «verso una più profonda consapevolezza di carattere solidaristico e prevenire opzioni di impronta discriminatoria», per aiutarle a superare le difficoltà  di accogliere «un bimbo che non sia a propria immagine», o le paure di quanti dicono no al bambino diverso «per timore di fenomeni xenofobi che espongano a rischio l’integrazione del minore e creino in lui problemi di adattamento». La Corte non ammette che si esprimano preferenze per «determinate caratteristiche genetiche» anche perché tutti i bambini abbandonati hanno una storia «già  profondamente tormentata» e più degli altri hanno bisogno di un padre e una madre «con peculiari doti di sensibilità ».

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