Adro, piatto molto ricco

E’ ora di mangiare e nella scuola di Adro, in provincia di Brescia, i ragazzini sciamano verso la mensa. Mensa che ha diviso il paese, dopo una lettera del preside della scuola che lo scorso aprile ha reso famoso il piccolo Comune: in quella lettera si comunicava che, su pressione del sindaco della città , il leghista Oscar Lancini, 40 bambini (molti di origine straniera) sarebbero stati esclusi dalla mensa perché i loro genitori non avevano pagato il servizio o erano in ritardo. Poi arrivò il «benefattore», un imprenditore della zona – Silvano Lancini – che con una lettera molto critica nei confronti dell’operato del sindaco e dell’atteggiamento della gente di Adro, annunciava che avrebbe pagato per i morosi. A qualche mese da quella vicenda che aveva portato alla luce una comunità  spaccata, attraversata da un forte sentimento razzista, la storia non è finita. Anzi, lontano dalle telecamere sta prendendo tutta un’altra piega. Forse quella più vera. Vengono alla luce interessi, politici e economici. Vuoi vedere che il razzismo non c’entra niente, ma che anzi è un’utile propaganda utilizzata per mettere le mani sui quattrini? Per la precisione 80 mila euro, il residuo attivo dell’associazione a cui appartiene la mensa scolastica. E i circa 260 mila euro che la stessa associazione gestisce per assicurare i 70 mila pasti all’anno dei bambini di Adro.
L’altro giorno alcune mamme distribuivano un volantino davanti alla scuola, che a guardare bene era una lettera del sindaco con tanto di numero di protocollo: «Prendo atto con piacere – scrive Lancini – dell’elezione del nuovo direttivo dell’Associazione Promotori Attività  Parascolastiche». Cioè dell’associazione che gestisce la mensa e quella montagna di soldi. «Vedo che il sindaco dà  il beneplacito a un’operazione illegale» è il commento di Giuseppina Paganotti, membro dell’associazione da ventiquattro anni e presidente dal ’92. La donna è su tutte le furie: proprio ieri ha scoperto che qualcuno – probabilmente i membri del nuovo direttivo – si sono recati in banca per presentare i documenti necessari ad aprire le porte degli 80 mila euro depositati. E’ corsa allo sportello e ha immediatamente bloccato i conti. Ma cosa è accaduto? E come mai ci sono due presidenti e due consigli direttivi per la stessa associazione? Prima, è necessario fare una doverosa premessa. Forse non tutti sanno che la scuola di Adro ha una storia nobile alle spalle: negli anni ’70 qui è stato introdotto il tempo pieno quando ancora non si sapeva cosa fosse, e i genitori misero in piedi un’associazione per gestire in modo autonomo la mensa – intesa come un momento di socializzazione e educazione alimentare. Poi, con gli anni, lo spirito di partecipazione si è perso e la mensa ha acquistato il profilo di una mini-impresa privata (spesso in perdita) di cui Giuseppina Paganotti si occupa praticamente in solitudine da vent’anni. Insomma: con la mensa non c’entrano niente né il Comune di Adro né i soldi dei contribuenti. Perché allora è scoppiato tutto quel clamore? E perché il sindaco sbraitava che il Comune non ce la faceva più a pagare? «Questo proprio non lo so – dice Paganotti – anche perché negli anni precedenti l’associazione ha sempre pagato per i morosi, che non sono più numerosi della media nazionale. Prima il Comune interveniva solo se eravamo in perdita, da due anni integra il contributo degli associati che hanno un Isee basso, e mi pare normale visto che le fasce Isee le stabilisce proprio l’amministrazione». Ma dunque non sarebbe stato il Comune a dover pagare per quei morosi? «Certo che no – dice Paganotti – tanto più che quest’anno abbiamo 80 mila euro in banca. L’errore fatale – ammette – è stato probabilmente il mio. Ho parlato con il sindaco del ritardo di alcuni pagamenti. Ma mai avrei pensato che sarebbe successo quello che è successo». Il resto è noto. Se non che quella bagarre – che, a questo punto è chiaro, poteva essere evitata – ha aperto una partita tutta nuova: la gestione della mensa. E così dopo la «guerra» in paese, ecco arrivare qualche settimana fa una petizione sottoscritta da 203 genitori della scuola che chiede le dimissioni di Paganotti. Poi, il 3 giugno, un’assemblea – in cui erano presenti circa 100 genitori – nella sala del consiglio comunale elegge un nuovo direttivo e nomina una nuova presidente, che si chiama Giovanna Rinaldi: è una delle mamme che ha guidato la rivolta contro i morosi. Ma, secondo Paganotti «quell’assemblea è irregolare».
In tutta questa storia primo attore è il sindaco Oscar Lancini: è stato lui a concedere la sala del consiglio comunale gratuitamente (in genere occorre pagare mille euro) e ha addirittura partecipato alla assemblea, dove non avrebbe dovuto essere visto che suo figlio frequenta una scuola privata. «Ho preso la parola solo perché sono il sindaco di tutti – dice Lancini – e volevo che fosse chiaro che io non ho più fiducia nella signora Paganotti: prima di tutto perché è stata lei a spingermi a scrivere la diffida, e io non l’avrei mai fatto se avessi saputo che l’associazione aveva tutti quei soldi». Va detto che Paganotti fa la contabile, mentre Lancini il sindaco, dunque gli effetti di certi atti li dovrebbe valutare lui. Comunque, perché Lancini dà  il beneplacito a un direttivo eletto in maniera irregolare? «Ma non è affatto vero – assicura – io ho qui il nuovo Statuto approvato a novembre, in cui c’è scritto che l’assemblea può essere convocata anche da un solo membro del direttivo e gli avvisi ai soci devono essere inviati entro otto giorni. E così è stato fatto». Per la verità  – notare la retorica dell’abile politico – Lancini ritiene che quello Statuto «è stato approvato illegalmente, dunque io dovrei denunciare Paganotti in Procura». Ma siccome «non sono uno che vuole fare male alla gente», lo dà  per buono, e ritiene che un’assemblea convocata secondo quelle regole sia valida. Come si vede, il sindaco è informatissimo sulle vicende dell’associazione, nonostante ci tenga a precisare che « i sindaci non devono interessarsi delle associazioni». E allora come mai tanta partecipazione? «Solo perché voglio essere sicuro che a settembre, nella nuova scuola, il servizio funzioni correttamente». Insomma, al centro c’è sempre la preoccupazione per il benessere dei bambini. Eppure la sollecitudine del sindaco non ha fatto che creare un gran caos. Paganotti, che detiene la firma sui conti in cui sono depositati gli 80 mila euro, come già  detto ha bloccato tutto e ha avviato un ricorso al Tar contro l’assemblea del 3 giugno: «Voglio che ci siano elezioni democratiche – spiega – La verità  è che anche in base al nuovo Statuto quell’assemblea è stata convocata in modo irregolare. Il sindaco vuole denunciarmi? Lo faccia. L’assemblea, quella vera, è convocata per il 23 giugno. Si vota il 26 e il 27». Vedremo come andrà  a finire. Intanto, per i bambini di Adro, un’altra brutta lezione.


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