Banche in caduta, Borse al tappeto tracollo evitato grazie alle case Usa

Pesano l’allarme svalutazioni Bce e la frenata cinese. Euro in altalena

Milano perde fino al 3,7% poi chiude a -1,35%, ma è la piazza peggiore insieme ad Atene

ELENA POLIDORI - La Repubblica Sergio Segio • 2/6/2010 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 251 Viste

ROMA – Il tracollo dei mercati si evita per un soffio, sul finire della giornata europea e solo grazie alla spesa per le costruzioni Usa che a maggio registra il maggior rialzo da dieci anni. Ma per ore le principali Borse del Vecchio Continente accusano pesanti ribassi, con Milano che va giù anche del 3,7% mentre i titoli bancari soffrono ovunque e l’euro scende al minimo da 4 anni, a 1,2111 sul dollaro. Fino al rimbalzo finale, quando le acque si placano, e l’Europa torna a respirare, salvata da Wall Street. Milano recupera ma lascia sul campo l’1,35% del suo valore, Atene perde l’1,96, pure Londra e Parigi chiudono col segno meno. Le altre piazze vivacchiano; l’euro risale a 1,22. Poi però anche la Borsa di New York perde: Dow Jones, – 1,11%; Nasdaq – 1,54%; S&P – 1,72%.

Ecco la fotografia di un giorno caotico, l’ennesimo. Sui listini già  ipersensibili, oltre ai consueti timori sulle sorti del debito sovrano e del rischio-contagio, pesano nuovi dati e previsioni. Per esempio la paura di una bolla immobiliare in Cina come pure i risultati del manufatturiero cinese, peggiore delle attese: entrambe finiscono per deprimere tutte le Borse asiatiche. Per il gioco dei fusi-orari, le tensioni rimbalzano subito in Europa dove si fa sentire pure un rapporto Bce, pubblicato martedì sera, su possibili, nuove svalutazioni su prestiti e titoli del settore bancario. Choc anche per il dato sulla disoccupazione di Eurolandia, salita ad aprile a quota 10,1%, il livello più alto da agosto 1998: subito gli operatori pensano che questa marea di senza lavoro possa comprimere i consumi e dunque compromettere la ripresa. Sono i momenti di massima tensione: gli indici di tutte le Borse Ue precipitano, fanno temere un altro mercoledì nero. Finché arriva il salvagente di Wall Street che torna alle contrattazioni dopo la pausa del Memorial Day, con il buon dato sull’immobiliare e quello, superiore alle attese sul comparto manufatturiero mentre il Canada aumenta i tassi (un quarto di punto) e il Wall Street Journal riferisce di pressioni Usa sulla Ue perché pubblichi l’esito degli «stress test» bancari.

Sul tappeto, inevitabilmente, restano le ferite. «C’è una incredibile sfiducia nel progetto europeo», nota il banchiere Profumo: nell’ondata anti-banche, Unicredit arriva a perdere il 4,48%, Intesa il 3,22% e così via tutti gli altri. Ed è proprio l’elemento-fiducia che i Grandi cercheranno di riportare sui mercati nel vertice del G20, in programma nel weekend in Corea: nuovi paletti saranno apposti ad un sistema finanziario che scricchiola ormai da mesi. Al recupero della fiducia guarda anche il progetto Ue sulle agenzie di rating, già  anticipato da Repubblica, che verrà  presentato oggi dal commissario Barnier: multe e sanzioni, fino alla sospensione della licenza, per chi fosse sospettato di speculare contro la moneta unica o, peggio, sulle debolezze della stessa struttura monetaria, sulla sua «incompiutezza», come denunciato dal governatore Draghi, perché ancora manca alle spalle un governo economico europeo vero. «Nessun dubbio sull’euro: è una delle valute più stabili del mondo», si sgola il presidente Ue Barroso. Ma molto conta anche la congiuntura che secondo Gurrìa, numero uno dell’Ocse, non porterà  a una nuova recessione, «ma sarà  debole nei prossimi 5-7 anni»: non è proprio poco per resistere agli assalti.

 

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