Cemento scadente e nessun collaudo la verità  sul disastro nelle e-mail di Bp

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NEW YORK – Secondo una lettera spedita lunedì scorso alla società  petrolifera BP dai presidenti di una Commissione della Camera, risulta che dai documenti a uso interno della BP – tra cui un messaggio di posta elettronica che definiva il giacimento utilizzato dalla Deepwater Horizon un “incubo” – si evince chiaramente che nelle settimane immediatamente precedenti alla disastrosa esplosione della piattaforma la società  petrolifera britannica ha fatto scelte rischiose per risparmiare tempo e denaro. I presidenti della Commissione per l’energia e il commercio descrivono ben cinque ambiti in relazione ai quali la società  ha preso decisioni che «hanno aumentato il rischio di rendere catastrofico il giacimento», e tra queste la scelta del design del pozzo, i preparativi e i collaudi del rivestimento di cemento, e le garanzie che il pozzo fosse adeguatamente sigillato in cima.

Dalle indagini – così si legge nella lettera – è emerso che i ritardi nella realizzazione del pozzo hanno «portato a forti pressioni affinché fossero prese alcune scorciatoie», e nello specifico si è cercato di ricorrere a escamotage nella progettazione e nella costruzione del pozzo, nel collaudo del rivestimento di cemento e nell’assicurarsi che fosse adeguatamente sigillato in cima.
I presidenti della Commissione hanno affermato che, poco prima che la piattaforma esplodesse, gli ingegneri della BP avevano scelto un progetto realizzabile in tempi più brevi e con una spesa inferiore per la parte finale del rivestimento, una conduttura d’acciaio che fodera il pozzo. In alcuni messaggi di posta elettronica, scambiati nella settimana precedente all’esplosione, gli ingegneri petroliferi della BP discutevano proprio dei progetti del rivestimento. Uno di loro, Brian P. Morel chiedeva a un altro una rapida analisi di un diagramma schematico scrivendo: «Scusa per il ritardo col quale te lo chiedo. Questo pozzo è un incubo, e ci sta facendo lavorare come dei matti».
Scegliere una molla conica di compressione ha voluto dire che il giacimento alla fine è risultato dotato di sole due barriere in grado di fermare il flusso di gas che avrebbe potuto provocare un’esplosione: il cemento alla base del pozzo e il dispositivo di tenuta in cima. Tra le decisioni sbagliate prese in relazione al cemento – proseguono i rappresentanti al Congresso – la BP per esempio ha preferito usare molti meno “centratori” rispetto al dovuto: si tratta di congegni che mantengono al suo posto la parte finale del rivestimento interno, centrato alla perfezione nel buco del pozzo, e che contribuiscono a garantire che il cemento si distribuisca uniformemente intorno all’esterno del rivestimento. Oltre a ciò, si scopre anche che la BP prima di procedere al lavoro di cementificazione non ha fatto circuitare nel pozzo il pesante fango di perforazione, operazione che avrebbe richiesto altre 12 ore. BP, infine, non ha disposto una verifica della tenuta del cemento, procedura di collaudo che avrebbe misurato con precisione la qualità  della barriera di cemento. Gli stessi ingegneri della BP avevano utilizzato alcuni modelli informatici dai quali risultava improbabile un buon lavoro di cementificazione, e la società  petrolifera aveva a disposizione una squadra della Schlumberger per effettuare il collaudo, che avrebbe richiesto fino a 12 ore. Alla fine, però, i funzionari della BP hanno deciso di non procedere all’accertamento e gli operai della Schlumberger hanno lasciato la Deepwater Horizon la mattina stessa del giorno del disastro.

©New York Times la Repubblica
Traduzione di Anna Bissanti


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