Di Pietro indagato per i rimborsi elettorali

ROMA – Truffa e falso. Antonio Di Pietro è indagato dalla procura della Repubblica di Roma per una vicenda che riguarda i rimborsi elettorali all’Italia dei Valori. «La procura ha fatto il suo dovere», spiega Di Pietro che ha annunciato una querela nei confronti del suo «ex amico», Elio Veltri che ha presentato l’esposto dal quale è partita l’indagine. Una questione, per l’Idv, già  denunciata altre volte: i rimborsi elettorali stavolta, secondo l’accusa, attraverso una serie di false autocertificazioni, sarebbero finiti nelle tasche dell’ex pm. E non del partito. Cifre quantificate in 60 milioni di euro. Veltri, giornalista, scrittore co-fondatore dell’Idv, ha presentato l’esposto alla procura di Roma per «una questione – scrive in un comunicato – che riguarda la gestione dei fondi pubblici elettorali dell’Idv dal 2001 in avanti».

Di Pietro contrattacca in una “memoria” che pubblica sul suo blog: «I fatti sono ormai chiariti da tempo». Già  nel marzo 2008 fu archiviata un’analoga inchiesta nata dalla denuncia di un altro ex dell’Idv, Mario Di Domenico. Di Pietro stavolta annuncia querela nei confronti di Veltri per calunnia e diffamazione.

Veltri, però, non molla. Un esposto lo aveva già  presentato anche alla procura di Milano dove non ancora è stato ipotizzato alcun reato. Mentre i pm romani, l’aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Attilio Pisani hanno deciso di aprire un’indagine. Secondo la denuncia di Veltri, i rimborsi sarebbero finiti nelle casse dell’associazione Idv e non del partito. Una differenza sostanziale: l’associazione conta solo tre iscritti. Antonio Di Pietro, sua moglie, Susanna Mazzoleni, e Silvana Mura, sua stretta collaboratrice, deputata Idv e tesoriera dell’associazione (il suo nome era spuntato nei giorni scorsi anche nell’inchiesta sui Grandi Appalti per un appartamento in affitto a Roma da Propaganda Fide che sarebbe stato ristrutturato da Diego Anemone).
Stando alla denuncia di Veltri – che avrebbe al suo fianco anche Achille Occhetto e Giulietto Chiesa, entrambi candidati alle Europee del 2004 in una lista collegata a quella dell’ex pm – sarebbe stata la Mura, i primi di agosto del 2004, a certificare falsamente, il suo ruolo di tesoriera e legale del partito. Cosa non corrispondente al vero, secondo l’accusa: era tesoriera e, quindi, legale rappresentante solo dell’associazione. Poco importa a Veltri che a dicembre 2009 Di Pietro abbia sottoscritto davanti a un notaio un atto in cui si certifica che partito e associazione sono la stessa cosa. Per Veltri non lo sono. Come testimonierebbero le verifiche fatte in Corte d’Appello e al Viminale. «È evidente – ha precisato l’avvocato di Veltri, Francesco Paola – che tali condotte, se accertate, sarebbero della massima gravità  e poste in danno dei creditori, degli associati e degli iscritti al partito e avrebbero rilevanza per la stessa tenuta democratica del Paese».
Di Pietro si difende: «La procura di Roma non poteva fare altrimenti. È importante, però, che questa sappia che Veltri è stato condannato a risarcire il danno di oltre 50mila euro per aver sostenuto accuse infondate nei miei confronti. Somma che, per altro, non mi è stata pagata direttamente da Veltri, ma dalla casa editrice di Paolo Berlusconi, editrice de Il Giornale». Il Pdl prova a togliersi qualche sassolino: «Ora il popolo di Di Pietro finirà  viola… di vergogna», afferma Maurizio Gasparri. Risponde l’Idv: «Non abbiamo niente da nascondere».


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