Dopo trent’anni, la finanza mutualistica e solidale è a rischio

REGGIO EMILIA – Nate a partire dal 1978 per appoggiare le iniziative economiche autogestite, le Mag (Mutua AutoGestione), cooperative finanziarie solidali, rischiano seriamente di chiudere. Dopo trent’anni di finanziamenti e sostegno a progetti del sociale, dell’ecologia, del consumo consapevole, della cultura, rischiano di essere spazzate via da un disegno di legge in discussione alle camere che ignora questa realtà  a favore delle altre comuni finanziarie. Ma cosa sono esattamente le Mag? Formatesi sulla base di una vecchia legge del 1876 sulle società  mutuo soccorso, si propongono di sottrarre risparmio alle banche tradizionali e investirlo in attività  produttive legate al territorio, sostenibili per l’ambiente e che valorizzino il lavoro e le persone. In breve, raccolgono fondi dai soci sottoforma di capitale sociale per investirli in attività  coerenti con i propri principi e non per il profitto fine a se stesso. A tutt’oggi le esperienze cooperative Mag, che contano migliaia di soci, sono cinque in tutta Italia (Verona, Venezia, Torino, Reggio Emilia, Milano) e altre quattro realtà  sono in fase di costituzione (Cesena, Firenze, Reggio Calabria, Roma). “La nostra caratteristica è fornire credito senza garanzie patrimoniali, come fanno le banche, ma solo sulla base di garanzie fiduciarie di restituzione del prestito”, spiega Cinzia Melograno di Mag6 di Reggio Emilia. Nata nel 1988, la mutua autogestita emiliana raccoglie 1400 soci e ha un capitale di 2 milioni e 400 mila euro, investito in svariati progetti.

Come le altre Mag, anche quella di Reggio Emilia investe su progetti rigorosamente non a scopo di lucro e che possano migliorare la qualità  della vita, nei settori del biologico, del sociale, del consumo critico, del commercio equo e solidale, della cultura. Ora questa realtà  è messa in crisi dal disegno di legge relativo all’attuazione della direttiva sul credito al consumo e della delega in materia di intermediari finanziari. Le Mag hanno lanciato un appello, perché la loro realtà  non è riconosciuta nel testo. “Oggi siamo accomunati a tutte le finanziarie speculative – spiega ancora Melograno –. Se il disegno di legge passasse, aumenterebbe la burocrazia e si alzerebbe il tetto del capitale sociale. Questo renderebbe difficile la nascita di altre Mag”. La finanza mutualistica e sociale opera con criteri che la distinguono nettamente dal microcredito e da altre realtà  finanziarie. Ad esempio, è attenta alla provenienza del denaro e ha finalità  sociali a prescindere dall’importo del prestito concesso. Ora le Mag hanno redatto una serie di emendamenti da presentare ai parlamentari che si occuperanno del disegno di legge in questione. “Se il testo passasse, forse riusciremmo a venirne fuori lo stesso, ma solo con grandi difficoltà . La nostra operatività  sarebbe molto limitata”, conclude Melograno. (Francesca Bussi)

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