Fiat:”Avanti con chi ha firmato” ma a Pomigliano torna l’incertezza

POMIGLIANO D’ARCO (NAPOLI) – La partita per il futuro dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco non è chiusa. Restano ancora molte incertezze dopo il sì sofferto degli oltre cinquemila lavoratori sul piano di Sergio Marchionne che ha portato all’accordo sindacale separato, cioè senza la firma della Fiom-Cgil. Il lento spoglio delle schede è durato sette ore e si è concluso solo intorno alle quattro del mattino: 62% sì, 36% no e un 2% tra voti nulli e schede bianche. Non il plebiscito che si aspettava il Lingotto e sul quale puntava per una gestione blindata della nuova organizzazione del lavoro. La svolta non c’è stata perché il dissenso, nonostante il rischio di perdere da subito l’investimento di 700 milioni di euro per trasferire dalla Polonia in Campania la produzione della Panda, è stato significativo. Un operaio su tre – nel segreto dell’urna – ha detto no. Un risultato che ha trasformato la vittoria in una semi sconfitta. Pomigliano si è risvegliata ieri stordita. L’incubo della precarietà  (gli operai sono in cassa integrazione da circa due anni) non è affatto svanito.

Per tutta la mattinata sono rimbalzate a Pomigliano provenienti da Torino voci di una forte irritazione di Marchionne e di possibili decisioni clamorose quali l’annuncio di una rinuncia al salvataggio dello stabilimento campano. Poi è arrivato il comunicato del Lingotto: andremo avanti con chi ha firmato l’intesa e con loro (cioè Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl) troveremo la strada per rendere praticabile la riorganizzazione e realizzare «i progetti futuri». Nessun riferimento chiaro alla Panda, lasciando aperta ogni interpretazione. Ma nel comunicato c’è anche una sorta di dichiarazione di guerra alla Fiom: quelle dei metalmeccanici della Cgil sono «argomentazione pretestuose», non si può, allora, che prenderne atto. Strade separate.

Forte della sua «non sconfitta» perché i lavoratori di Pomigliano non le hanno rivolto le spalle (tra gli operai della linea il dissenso ha toccato il 40% e il numero dei no è andato oltre la somma dei suoi iscritti con quelli dei Cobas), la Fiom ha tentato di entrare in campo. Fin dal primo mattino a spoglio neanche concluso si è detta pronta a riprendere il negoziato, purché venissero cambiati i due punti più controversi: quello sulla malattia sanzionata nei casi di picchi di assenteismo anomali e quello sullo sciopero impedito nei sabati di lavoro straordinario richiesto dalla Fiat.
La gelida, e scontata, risposta dell’azienda ha chiuso tutti gli spiragli. Ma non poteva essere altrimenti dopo che gli altri sindacati hanno firmato e difeso l’accordo. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, è arrivato ieri mattina a Pomigliano, per una riunione con i delegati cislini, ma soprattutto per intestarsi la vittoria. Abile mossa politica di chi ha scelto di imporre, con la sponda del governo e della Confindustria, un nuovo modello di relazioni industriali che va avanti a «colpi di maggioranza». In una affollata conferenza stampa Bonanni ha parlato di un «capolavoro» da parte dei sindacati. «Impari chi ha ciarlato», ha aggiunto. E ancora: «L’Italia di domani sarà  un’Italia positiva se ognuno si assumerà  le proprie responsabilità . Chi dice se o ma aiuta soltanto l’Italia deteriore». Poi l’ha raggiunto una telefonata di Marchionne che sostanzialmente gli preannunciava il senso del comunicato che avrebbe emesso da lì a poco la Fiat.
La Fiom non ha fatto la campagna sul referendum ma è chiaro che quel terzo dissidente sta con i metalmeccanici Cgil. Dopo la conferma dell’intesa da parte della Fiat, tuttavia, la Fiom non potrà  più essere accusata di aver fatto saltare tutto. Almeno su questo si volta pagina. E ieri il neo segretario generale, Maurizio Landini, ha subito voluto precisare anche che non saranno certo i suoi a «boicottare» la riorganizzazione dello stabilimento Giambattista Vico. Non è quella la cultura e la tradizione della Cgil.
Il governo non è stato formalmente della partita, ma ha spinto, soprattutto con il titolare del Lavoro, Maurizio Sacconi, per l’intesa separata. Ieri Sacconi ha detto che l’esito del referendum è «inequivoco», che non si può che andare avanti, costruendo il nuovo modello di relazioni industriali, quello nel quale «non si accettano veti». La Borsa ha bocciato tutti: – 1,95 il titolo Fiat a fine giornata, a 9,32 euro.


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