Finmeccanica, si indaga anche per aggiotaggio

ROMA – L’annuncio del presidente è arrivato in mattinata. «Presenteremo denunce per aggiotaggio», prometteva ieri Pierfrancesco Guarguaglini, quantificando il danno subito da Finmeccanica in Borsa dopo la pubblicazione di indiscrezioni sulle indagini dei pm di Roma e di Napoli. A sera l’esposto è arrivato nell’ufficio del procuratore capo, Giovanni Ferrara, che come atto dovuto ha aperto un fascicolo. Dando così il via all’inchiesta su presunte manipolazioni di mercato provocate, secondo la denuncia, da notizie di stampa.

L’inchiesta per aggiotaggio non è stata affidata al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che – indagando su una maxi truffa organizzata dall’affarista romano Gennaro Mokbel – è riuscito a captare, con intercettazioni telefoniche e ambientali, il tentativo della gang di dare l’assalto al colosso pubblico. Le indagini documentano l’acquisto da parte del gruppo di Mokbel di una società  collegata alla holding, la Digint. La nuova inchiesta segue l’ipotesi di riciclaggio. Ma le indiscrezioni pubblicate dai principali quotidiani hanno indebolito di Finmeccanica in Borsa. Il 28 maggio scorso il titolo ha chiuso a Piazza Affari registrando meno 3,19 %. Sarà  l’aggiunto Nello Rossi ad occuparsene. Notizie di un’indagine avviata anche da Consob rimbalzano a Roma.

Intanto i pm napoletani sono stati costretti a rinviare l’interrogatorio di Marina Grossi, amministratore delegato di Selex R.I e moglie del presidente e ad di Finmeccanica, Guardaglini. La manager, convocata come testimone nell’inchiesta sugli appalti per la sicurezza, ha chiesto un nuovo appuntamento per «impegni istituzionali». I magistrati intendono ascoltarla con riferimento al primo capitolo dell’indagine, quello che raccoglie i verbali dell’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini e del sottosegretario Guido Bertolaso. L’aggiudicazione dell’appalto per il Cen di Napoli (una gara da 37 milioni vinta da un raggruppamento guidato da Elsag Datamat, comparto Finmeccanica) è stata al centro dell’interrogatorio del prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato, sentita come teste per il ruolo svolto al vertice dell’ufficio tecnico logistico del Viminale. I pm ritengono che l’appalto sia stato attribuito irregolarmente. Il prefetto ha negato. Iurato ha inoltre chiarito che i rapporti di lavoro del marito con il gruppo risalgono alla ex Datamat, prima dell’accorpamento con Elsag, e riguardano un comparto diverso da quello interessato agli appalti. Ieri mattina, e sempre sul Cen, è stata sentita Anna Smilari, dirigente del centro.


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