Generali, Bollorè sale ancora e punta al 2%

ROMA – Il finanziere bretone Vincent Bolloré continua gli acquisti di titoli delle Generali, compagnia di cui è diventato vicepresidente al momento del passaggio di consegne tra Antoine Bernheim e Cesare Geronzi alla presidenza. Ieri ha arrotondato la sua quota dello 0,1% con un mini-acquisto da 46.000 euro che porta il totale delle azioni in suo possesso a poco più di 1 milione 850.000 azioni. Bolloré ha spiegato che i suoi investimenti «saranno leggeri e progressivi» e che la sua quota «non aumenterà  in modo significativo». Ma fonti finanziarie sottolineano che il suo obiettivo è salire ad almeno il 2% del capitale del colosso assicurativo: «Bolloré – dicono – ormai è un investitore stabile in Italia, non è più un semplice finanziere, un raider, come quando entrò nel nostro paese. Negli anni ha contribuito a stabilizzare l’azionariato di Mediobanca, si è dimostrato un azionista leale. E non disdegna lo status che conseguirà  diventando un importante azionista di Generali oltre che di Piazzetta Cuccia». Il finanziere probabilmente mira a rafforzare il blocco dei soci privati del Leone che vede in primo piano Francesco Gaetano Caltagirone, il gruppo De Agostini ed Effeti.

Ma non sono solo le mosse di Bolloré ad animare il futuro delle Generali. Il colosso assicurativo, in attesa di capire le nuove opportunità  che si apriranno o chiuderanno con la direttiva europea Solvency 2 e con Basilea 3, sta svolgendo un esame preliminare per una eventuale rivisitazione della struttura organizzativa, in modo da rendere il gruppo «più agile e in grado di migliorare efficienza e competitività ». Ottenuta una governance condivisa con il Ceo e capo azienda Giovanni Perissinotto, l’altro amministratore delegato, Sergio Balbinot, il direttore generale, Raffaele Agrusti e il presidente Geronzi, in Generali d’ora in poi aumenteranno le riunioni e gli incontri ad alto livello. Il comitato esecutivo sarà  convocato una volta al mese; si riunirà  periodicamente il comitato investimenti e almeno ogni tre mesi ci sarà  una riunione del cda. «L’obiettivo – dicono le stesse fonti – è essere pronti a cogliere tutte le opportunità  che si presenteranno, in particolare per offrire migliori servizi ai risparmiatori e alla clientela e per generare maggiore reddito». E ieri lo stesso Perissinotto ha sottolineato che le Generali valuteranno la vendita di alcuni asset del colosso americano Aig in Asia, anche se, ha ammesso, «se vogliono andare avanti con l’Ipo, il discorso è chiuso».
Visto quanto avvenuto durante le sue precedenti esperienze in Capitalia e in Mediobanca, la presenza al vertice di Geronzi, pur senza deleghe operative, dovrebbe assicurare una forte partecipazione delle Generali alle iniziative innovative e di rilancio, senza sottovalutare le operazioni di sistema. «Normalmente – dicono osservatori qualificati – istituti finanziari importanti come le Generali in ogni parte del mondo puntano quasi esclusivamente sul proprio core business. Ma spesso è bene guardare anche all’interesse generale perché le grandi istituzioni crescono con la crescita del Paese: se aumentano consumi e investimenti anche le grandi istituzioni finanziarie ci guadagnano. Il core business da solo non basta. Non vi è contraddizione tra gli interessi aziendali e quelli generali».
Negli ultimi mesi si è parlato più volte di una possibile fusione tra Generali e Mediobanca. Questa ipotesi, secondo quanto riferito dal Foglio, è smentita dallo stesso presidente: «Nessuna fusione tra Generali e Mediobanca», risponde Geronzi a chi lo interroga sull’argomento. Più possibile, invece, che il rapporto tra Piazzetta Cuccia ed il Leone di Trieste possa essere riconsiderato quando entrerà  in vigore Basilea 3 che, secondo la versione attuale, limita la partecipazione delle banche nelle società  di assicurazione. Ma anche recentemente il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà , ha chiesto un dimezzamento della quota di Mediobanca in Generali (14,7%), visto che ne avrebbe «un controllo di fatto». Tuttavia l’ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel (terzo vicepresidente del Leone), ha bocciato l’ipotesi, affermando ironicamente: «Non sapevo che fossimo assicuratori…». Secondo altre interpretazioni, riportate da Milano Finanza, in futuro la quota in Generali potrebbe dover essere dedotta, almeno in parte, dal patrimonio di vigilanza di Mediobanca. Sulla materia grava comunque la disciplina applicativa delle norme sulle parti correlate. Generali è storicamente la prima multinazionale italiana. Il suo futuro costituisce un particolare interesse per il paese. E il tema resta caldo.


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