Il governo sceglie la nuova Consob

MILANO – Al Consiglio dei ministri di oggi non dovrebbe partecipare il premier Silvio Berlusconi, ma è possibile che il sottosegretario Gianni Letta spinga per la nomina del sostituto di Lamberto Cardia alla Consob, in scadenza proprio oggi e già  indicato per la presidenza delle Ferrovie dello Stato.

La nomina spetta al Cdm sentito il parere non vincolante del ministro dell’Economia e dunque Letta avrà  una forte influenza sulla nomina che Berlusconi potrebbe ratificare domani al suo ritorno dal Brasile. Ed è ormai noto che Letta sponsorizzi fortemente il passaggio di Antonio Catricalà  dall’autorità  antitrust alla Consob, un grand commis che negli ultimi cinque anni si è distinto per diversi attacchi frontali alle lobby dei poteri economici cercando comunque la concertazione e molto spesso guadagnandosi il plauso delle associazioni dei consumatori.

Ma per procedere alla nomina bisognerà  in qualche modo aver trovato la quadra anche per il sostituto di Catricalà  all’Antitrust, operazione non facile in quanto in questo caso occorre il beneplacito dei presidenti di Camera e Senato, cioè Renato Schifani e Gianfranco Fini. A questo proposito sembra sia stato lo stesso Catricalà  nelle ultime ore a proporre il nome del viceministro all’Economia Giuseppe Vegas come suo sostituto, una figura che in qualche modo andrebbe a soddisfare i desiderata di Giulio Tremonti. Il quale, ormai sette anni fa, andò su tutte le furie quando Letta avallò la nomina di Cardia senza consultarlo preventivamente. Il quadro potrebbe poi essere completato con la nomina a quarto commissario Consob di Massimo Varazzani, ex amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti, che l’entourage di Tremonti vorrebbe comunque piazzare in una posizione importante. Non si esclude però che Catricalà  voglia portarsi un uomo di sua fiducia all’interno della Commissione, e in questo caso si fa il nome del professore milanese Carlo Maria Pinardi. La scelta del nuovo presidente dell’Antitrust non pare comunque scontata poiché in corsa vi sono Giampiero Massolo, un diplomatico ora segretario generale della Farnesina e che è stato capo di gabinetto di Fini quando era ministro degli Esteri, o l’attuale presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone che risultava in cima alla lista di preferenze di Berlusconi.
Tuttavia non è ancora detto che oggi esca dal Cdm il nome del nuovo presidente della Consob e dell’Antitrust. Sono in molti a pensare che l’authority di vigilanza sui mercati e la Borsa possa andare avanti almeno un mese con una Commissione formata da tre elementi, al momento Michele Pezzinga, Luca Enriques e Vittorio Conti, in attesa che tutti i tasselli della politica vadano al loro posto. Per l’Antitrust vi sono poi 45 giorni di tempo a disposizione. Certo la fumata nera o grigia non sarebbe un bel segnale verso l’esterno, soprattutto in una situazione generale dei mercati molto delicata quale l’attuale. Anche se i tre Commissari in carica si sono dimostrati sinora i commissari più in grado di comprendere le logiche del mercato e più inflessibili dal punto di vista etico e morale.
Tanto che, se lasciati soli, potrebbero cogliere l’occasione di tirare fuori dal cassetto il codice etico interno alla Consob che l’abile regia di Cardia aveva provveduto a disperdere negli uffici interni fin dallo scorso aprile. Se fosse entrato in vigore il codice etico avrebbe infatti obbligato il presidente uscente a segnalare preventivamente alla Commissione tutti i casi di conflitto di interessi (anche con i famigliari) con i soggetti vigilati che l’hanno per esempio costretto ad astenersi dalle votazioni su Fondiaria-Sai o Mariella Burani.


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