Il governo Usa all’attacco “Inchiesta penale sulla Bp”

NEW YORK – Inchiesta sulla marea nera. Gli Stati Uniti aprono un’indagine penale e civile su quella che Barack Obama ha definito «la più grande tragedia ambientale della nostra storia». Il ministro della Giustizia Eric Holder, visitando le coste minacciate della Louisiana, ha annunciato ieri che «il governo esaminerà  con attenzione le azioni di tutti coloro che sono stati protagonisti della vicenda: e se troveremo prove di comportamenti illegali saremo durissimi».

Durissimi? Le parole del ministro sono arrivate proprio mentre da destra e sinistra si sollevano le critiche verso la Casa Bianca, accusata di avere delegato alla Bp la soluzione del disastro (11 morti, il petrolio che continuerà  a scorrere nell’Oceano almeno fino ad agosto), e un nuovo sondaggio boccia la gestione Obama dell’emergenza. «Abbiamo il dovere di capire che cosa è andato storto», ha detto ancora ieri il presidente: «Se le leggi sono state infrante, provocando morte e distruzione, prometto di portare questi responsabili davanti alla giustizia».

Finora per la verità  i vertici della Bp sono sotto processo davanti al tribunale dei mercati: ieri il titolo è crollato nuovamente dell’11 per cento, scendendo a 38 dollari. È toccato al responsabile dei lavori Doug Suttles tentare di prendere ancora tempo, promettendo di «tappare il pozzo entro le prossime 24 ore». È l’opzione numero cinque tentata dalla multinazionale; un “cappuccio” sul tubo rotto che ieri è stato tagliato nella diretta tv sottomarina che ha mostrato i lavori per apporre la nuova guarnizione. Ma l’ammiraglio Thad Allen, il luogotenente “tecnico” di Obama, per una volta è stato meno ottimista: «Meglio essere chiari: non stiamo parlando di tappare la falla. A questo punto stiamo solo cercando di contenerla».


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