Kabul, sì alle trattative con i Taliban

Trattative con i Taliban: l’assemblea di Kabul è finita secondo le previsioni, a sottolineare l’unica possibile via d’uscita dal conflitto. I delegati della peace jirga hanno chiesto «a tutte le parti coinvolte nella guerra di fermare il bagno di sangue», come ha sintetizzato Qiamuddin Kashaf, vicepresidente della jirga e leader del consiglio degli ulema. Il documento finale chiede anche alle forze afgane e a quelle della missione Isaf di rilasciare subito ogni prigioniero Talib contro cui non siano disponibili prove solide.

In realtà  era stato lo stesso Hamid Karzai, già  all’apertura della riunione, ad offrire una mano ai «fratelli Taliban», invitandoli a dividere la guida del paese: ora toccherà  a lui stabilire una commissione in grado di trasformare in negoziati il “segnale politico” dei delegati tribali. Il presidente afgano aveva da tempo avviato contatti con lo schieramento integralista, e all’inizio gli studenti coranici avevano risposto in modo positivo. Le prime aperture però si erano subito arenate dopo la cattura del mullah Abdul Ghani Baradar, trasformandosi in critiche e anche in attacchi per disturbare la riunione. Quello che era considerato il leader della shura di Quetta, il gruppo degli irriducibili, oltre che numero due nella gerarchia Taliban, era caduto nelle mani dell’intelligence pachistana e americana nel febbraio scorso. Viveva a Karachi da tempo: a Kabul in molti sono convinti che la sua residenza fosse nota ai servizi di Islamabad e che l’operazione non sia una coincidenza, ma il segno della volontà  pachistana di “rientrare nei giochi” afgani o invece di farli saltare.

La cattura di Baradar, così come l’uccisione ieri nel distretto di Zharay del mullah Zergay, considerato il capo dei Taliban di Kandahar oltre che un esperto di esplosivi, in una non meglio precisata operazione militare congiunta afgana-internazionale, potrebbero però anche essere parte del rinnovato attivismo delle squadre Usa anti-terrorismo: ieri il Washington Post segnalava che in questo momento team segreti sono attivi in 75 paesi e il loro bersaglio sono gli uomini di Al Qaeda e in genere chi prepara attentati contro l’America. Secondo il quotidiano della capitale, il presidente Obama ha aumentato gli stanziamenti per le operazioni speciali. E naturalmente gran parte dei membri di queste formazioni è schierata sugli scenari iracheno e afgano, probabilmente senza troppi scrupoli nel superare la frontiera con il Pakistan. Il Post parla di 13mila persone in tutto, di cui novemila sono divise equamente fra i due teatri.


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