La marcia indietro di Berlusconi “Sulle intercettazioni si cambia”

Il Pdl: pronti a manifestare. Il Colle: stampa presidio di libertà 

Il Pd: premier “ossessionato” dalle intercettzioni L’Idv: il Cavaliere è “paranoico”

GIANLUCA LUZI - la Repubblica Sergio Segio • 20/6/2010 • Carcere & Giustizia • 612 Viste

ROMA – «Cambiamola, emendiamola, rivediamola, ma approviamola. È nell’interesse di tutti, altro che casta». Più che un appello, quello di Berlusconi sembra un disperato grido di resa. Di fronte alla mobilitazione dell’opinione pubblica più avvertita, al gelo del Quirinale (che ieri ha ricordato, in un messaggio ai vincitori del premio giornalistico Amalfi Media Award che «la stampa è il maggior presidio della libertà ») e al muro di Gianfranco Fini, il premier ammette implicitamente la sconfitta sulla legge contro le intercettazioni. Ma pur di evitare che tra «rinvii» e «veti» il ddl arrivi alle «calende greche», Berlusconi si aggrappa ai Promotori della Libertà  affinché si mobilitino: «Dobbiamo impedire che questa legge subisca la triste sorte che di solito tocca alle leggi che non piacciono alla sinistra e ai suoi pm politicizzati», incita il Cavaliere disposto però a nuove concessioni pur di arrivare a un’approvazione prima dell’estate. Per spronare i suoi pasdaran, Berlusconi denuncia «l’abuso sistematico delle intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione sui giornali o addirittura in televisione». Poi nega di volerle abolire del tutto. Ma in sostanza vuole mantenerle solo per i reati di mafia e terrorismo e non per i reati dei colletti bianchi. «Nessuno sta mettendo in discussione – sostiene – l’utilità  delle intercettazioni nella lotta al terrorismo e alla criminalità  organizzata e non è vero che si vuole tutelare una presunta casta come affermano, sapendo di mentire, la sinistra, la lobby dei magistrati politicizzati e i giornalisti di sinistra». Il «problema», per Berlusconi, «è semplice e grave: siamo tutti spiati». Una realtà  da film di fantascienza, quella che descrive ai Promotori, che è stata ampiamente smentita dalle cifre fornite dai magistrati sulla base delle richieste di intercettazioni. Il calcolo di Berlusconi è che «in Italia ci sono quasi 150 mila telefoni sotto controllo e nell’ipotesi che gli intercettati parlino con altre cinquanta persone, arriviamo a 7 milioni e mezzo di controllati. Ma non è lontano dal vero chi ipotizza dieci milioni di intercettati, un italiano su sei. È un numero che non ha uguali al mondo: negli Usa le intercettazioni non arrivano a 20 mila». Addirittura per il premier «i telefoni intercettati negli Usa, in Gran Bretagna, in Germania e in Francia non arrivano alla metà  di quelli intercettati in Italia». Insomma, per Berlusconi, «è in pericolo il sacrosanto diritto alla privacy». E proprio in difesa della privacy e dell’articolo 15 della Costituzione, ieri il Foglio di Giuliano Ferrara ha lanciato un appello per una manifestazione e c’è già  chi, nel Pdl, è pronto a scendere in piazza.

Berlusconi, da parte sua, cerca di portare a casa un risultato sulle riforme istituzionali che per lui significano più potere per se stesso. Le riforme, giura a dispetto delle voci di incrinature «sono pienamente condivise dalla Lega e Bossi rimarrà  l’alleato più sicuro». Per il premier sono indispensabili perché «purtroppo quella di governare e fare le leggi è un’impresa che nel nostro Paese sta diventando ogni giorno più difficile e lo sarà  fintanto che non saremo riusciti ad approvare le riforme istituzionali necessarie per ammodernare l’architettura costituzionale dello Stato». Antonio Di Pietro ammonisce: «La democrazia non prevede dittature». «Se non gli piace la Costituzione, Berlusconi vada a casa», torna a rispondergli il leader Pd Bersani: «Ha risolto solo i suoi problemi, non cederemo al meccanismo populista». Il segretario Pd avverte poi che sulle intercettazioni l’opposizione sarà  «vigile». Il Cavaliere, dice Anna Finocchiaro, è «ossessionato». Anzi, aggiunge l’Idv De Magistris, è «paranoico».

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