L’amaro ricordo dei morti e l’inchiesta su quel treno

Questo era il compito che si era assunto il sindaco, Luca Lunardini (Pdl), che fino all’ultimo ha provato a imporre la presenza sul palco del ministro Altero Matteoli. Proprio quello considerato qui responsabile della conferma di Mauro Moretti ad amministratore delegato delle ferrovie dello stato. Solo la dura presa di posizione dei parenti delle vittime – riuniti nell’associazione Il mondo che vorrei – lo ha dissuaso dal venire.
Piovono giornalisti da tutta Italia, mentre il sindaco in televisione parla dei «festeggiamenti« previsti per la sera. «Che almeno ‘un ci si provi a mandar su mortaretti», è l’auspicio generale.
I comitati popolari hanno dovuto organizzarsi in proprio, scrivere e stampare e distribuire volantini. «Davanti ai supermercati, nelle case, porta a porta. Tutto da soli, ma la risposta la misureremo stasera. E sarà  grande». Antonio ha la madre ancora in ospedale, dopo dodici mesi e decine di operazioni. Anche lei, in ambulanza, è voluta venire allo stadio dei Pini, per la commemorazione delle 32 vittime di un treno impazzito e una cisterna di gpl esplosa nella notte in piena stazione.
C’è stata discussione con il Comune persino per il percorso del corteo, perché si voleva evitare che fosse attraversata la zona dello struscio – via Mazzini e «la passeggiata». E si coglie ovunque la frattura irrisolta tra la parte di città  che campa di turismo e quella che lavora; tra chi si preoccupa della «stagione» che fatica a partire e quella che conta i posti di lavoro perduti, a cominciare dai cantieri navali storici, ormai chiusi. La prima vuole dimenticare in fretta, senza «disturbare il manovratore». L’altra si vuol far sentire a lungo.
È questa ad aver vinto. Ha voluto con forza che il 29 giugno restasse «una cosa di Viareggio», senza facce da partito sempre pronte a scaricare un’espressione compunta in videocamera, senza cacciatori di voti con promesse dimenticate appena girato l’angolo. E senza vertici delle Fs, che fin dal primo momento si sono preoccupate di scaricare su qualcun altro – i proprietari dei carri-cisterna, i revisionatori, ecc – la responsabilità  dell’accaduto. L’inchiesta sta andando faticosamente avanti, ma il lungo elenco degli indagati (di cui si conoscono per ora solo i nomi di tre dirigenti della ditta di revisione tedesca) racconta una storia di «concorsi di colpa». Il carro deragliato e poi esploso si sarebbe infatti squarciato urtando un «picchetto», un segnale utile a «disegnare le curve»; ma sono fatti con segmenti di rotaia dismessa e dovevano essere disinstallati già  anni fa. Stanno ancora lì, in bella mostra, al limite della stazione.
La «sicurezza» è questa cosa concreta qui, non un discorso da fare e basta. Come dicono da sempre i ferrovieri, anche Daniela – una figlia perduta quella notte – ripete «non ci serve altra Tav, spendiamo in sicurezza, la gente non deve morire dentro le proprie case». Sembra quasi che solo chi è passato dentro una tragedia riesca a capire le «ragioni economiche» di stragi come questa o quelle «giudiziarie» di tanti insabbiamenti o assoluzioni a fine corsa. «Vogliamo che non vadano in prescrizione i reati che hanno causato queste stragi; vogliamo una giustizia terrena». Per questo «le cose devono cambiare a partire dai vertici, perché sono quelli che hanno il potere di decidere». Ossia sulle «norme da rispettare, se ci sono, o altrimenti da fare nuove». L’oggetto specifico sono le «merci pericolose» trasportate in ferrovie, autentiche bombe che attraversano territorio e città  ogni giorno e ogni notte. Ma vale per altri «incidenti» come la Moby Prince (prove fatte scomparire e tutti assolti), la Casa dello studente de L’Aquila o la scuola di San Giuliano. «Non ci interessa che sia processato il tecnico di una piccola società ; non stanno lì le responsabilità  vere».
Poi la parola passa al corteo, che si metterà  in marcia più tardi, per concludersi a mezzanotte sul punto dell’esplosione. Ne parleremo domani.


Related Articles

Concordato fiscale e manette a chi evade

Il governo pensa a un patto con la Svizzera per tassare i capitali sui conti cifrati

Le donne rurali invadono il Palazzo di vetro di New York

Donne Onu

Dove: Palazzo di vetro a New York. Cosa: 56esima sessione della Commissione sullo stato della donna (“Commission on the Status of Women” – CSW) delle Nazioni Unite. Quando: dal 27 febbraio si concluderà  il 9 marzo 2012. Chi: la Commissione sullo stato della donna (CSW) è una delle commissioni del Consiglio Sociale ed Economico delle Nazioni Unite (ECOSOC), istituita nel 1946 come organismo parallelo alla Commissione sui Diritti Umani allo scopo di fornire contributi per sviluppare le tematiche di uguaglianza, di diritti umani delle donne, di prospettive di genere.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment