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Berlusconi, stop alle correnti nel Pdl “Smettiamola di farci del male da soli”

Il divieto di censura, il libero accesso alle fonti e la libertà  di trovare e pubblicare le notizie sono valori fondamentali per l’Unione
È importante bilanciare la lotta alla criminalità  e al terrorismo e il diritto dei cittadini alla privacy e alla protezione dei dati personali
Bocchino: “Bene, si apre una stagione di ascolto”. Il premier frena sulla tregua coi finiani

CARMELO LOPAPA - La Repubblica Sergio Segio • 21/6/2010 • Europa • 191 Viste

ROMA – «Stiamo cercando di farci del male in casa, non facciamolo. Non dobbiamo aprirci a correnti, ma rimanere uniti». Nell’ultima reprimenda contro chi attenta all’unità  del Pdl, la spina nel fianco alla quale allude il premier Berlusconi è ancora quella: Gianfranco Fini e i suoi. Stavolta, però, non chiama in causa solo Generazione Italia, FareFuturo, Bocchino e gli altri uomini del presidente della Camera “rei”, in ultimo, di avergli stoppato il ddl intercettazioni. Ma ce l’ha con tutto il proliferare di correnti, sigle, fondazioni e associazioni. Compresa la neonata tenuta a battesimo dai ministri Gelmini e Frattini.

Una telefonata, quella ai fedelissimi riuniti a Moniga del Garda, in cui Berlusconi torna ad attaccare un’opposizione che «non ha idee né leader, sa solo odiare e invidiare», dunque, «non dobbiamo preoccuparcene». E quindi rivela la consueta «buona notizia» tratta dai sondaggi di casa: «Il Pdl è al 38 per cento, il governo al 48 e il premier al 68, nonostante tutto il fango che ci buttano addosso».

Ma il suo obiettivo è puntato contro il rischio del “correntismo”. Una degenerazione, a suo dire, che travolgerebbe il partito e soprattutto il suo ascendente. Un monito diretto in primo luogo ai finiani, dunque, perché le fondazioni, tutte, «devono concorrere a rafforzare il Pdl, non indebolirlo». In realtà  anche nei confronti del presidente della Camera c’è tutta una diplomazia al lavoro: per favorire un’intesa su intercettazioni, manovra e assetto interno al partito. Un’opera avviata soprattutto dagli ambasciatori berlusconiani e da una parte dei finiani. Ma il Cavaliere non ha affatto voglia di trattare con il cofondatore. E, presidente della Camera a parte, chi lavora al suo fianco, racconta per altro di un Cavaliere piuttosto infastidito dalle ripetute nascite di componenti nel Pdl. L’unica sigla che il leader starebbe sponsorizzando è quella dei “Pretoriani della libertà “, affidata alla Brambilla. Ma la sensazione maturata è che il resto gli sia sfuggito di mano: negli ultimi mesi si sono affacciati alla ribalta “Italia protagonista” degli ex colonnelli An a lui fedeli (La Russa, Gasparri, Alemanno e Matteoli) e il “Predellino” di Stracquadanio e “Rel” di Cicchitto e i preesistenti circoli di Valducci, i club di Marcello Dell’Utri, “Magna Charta” di Quagliariello. Per non dire delle finiane “Generazione Italia” e “FareFutura”, fumo negli occhi per il premier. Il sospetto più irritante, a Palazzo Chigi, è che tanta agitazione vada ricondotta al lavorio sottotraccia in preparazione del dopo-Berlusconi. E a tal proposito, sembra che al presidente del Consiglio abbia dato parecchio sui nervi l’intervista di Alemanno al “Foglio”, con cui il sindaco di Roma parla proprio del «dopo, che prima o poi arriverà , e che sarà  governato da un gruppo di dieci-venti dirigenti dei quali mi piacerebbe far parte». Il ministro Frattini, avvertito dell’irritazione del premier, mette subito le mani avanti: «”Liberamente” non è una corrente». E in effetti il convegno di Moniga ha cambiato in corsa i suoi obiettivi allargando la platea degli invitati anche ai “nemici” interni.
I finiani, con Bocchino e Urso, provano poi a tirarsi fuori dall’angolo, ringalluzziti dal proliferare di fondazioni-correnti, e plaudono all’intervento di Berlusconi che aprirebbe «una nuova stagione, fatta di ascolto e dibattito nel Pdl». Ma hanno capito male, manda a dire Osvaldo Napoli, che se la prende coi «toni eccessivi di Bossi da Pontida», ma anche con loro, «perché l’appello di Berlusconi non è assolutorio per qualcuno».

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