Ma Bruxelles avvisa il governo “Difenderemo la libertà  di stampa”

ROMA – «Stiamo cercando di farci del male in casa, non facciamolo. Non dobbiamo aprirci a correnti, ma rimanere uniti». Nell’ultima reprimenda contro chi attenta all’unità  del Pdl, la spina nel fianco alla quale allude il premier Berlusconi è ancora quella: Gianfranco Fini e i suoi. Stavolta, però, non chiama in causa solo Generazione Italia, FareFuturo, Bocchino e gli altri uomini del presidente della Camera “rei”, in ultimo, di avergli stoppato il ddl intercettazioni. Ma ce l’ha con tutto il proliferare di correnti, sigle, fondazioni e associazioni. Compresa la neonata tenuta a battesimo dai ministri Gelmini e Frattini.

Una telefonata, quella ai fedelissimi riuniti a Moniga del Garda, in cui Berlusconi torna ad attaccare un’opposizione che «non ha idee né leader, sa solo odiare e invidiare», dunque, «non dobbiamo preoccuparcene». E quindi rivela la consueta «buona notizia» tratta dai sondaggi di casa: «Il Pdl è al 38 per cento, il governo al 48 e il premier al 68, nonostante tutto il fango che ci buttano addosso».

Ma il suo obiettivo è puntato contro il rischio del “correntismo”. Una degenerazione, a suo dire, che travolgerebbe il partito e soprattutto il suo ascendente. Un monito diretto in primo luogo ai finiani, dunque, perché le fondazioni, tutte, «devono concorrere a rafforzare il Pdl, non indebolirlo». In realtà  anche nei confronti del presidente della Camera c’è tutta una diplomazia al lavoro: per favorire un’intesa su intercettazioni, manovra e assetto interno al partito. Un’opera avviata soprattutto dagli ambasciatori berlusconiani e da una parte dei finiani. Ma il Cavaliere non ha affatto voglia di trattare con il cofondatore. E, presidente della Camera a parte, chi lavora al suo fianco, racconta per altro di un Cavaliere piuttosto infastidito dalle ripetute nascite di componenti nel Pdl. L’unica sigla che il leader starebbe sponsorizzando è quella dei “Pretoriani della libertà “, affidata alla Brambilla. Ma la sensazione maturata è che il resto gli sia sfuggito di mano: negli ultimi mesi si sono affacciati alla ribalta “Italia protagonista” degli ex colonnelli An a lui fedeli (La Russa, Gasparri, Alemanno e Matteoli) e il “Predellino” di Stracquadanio e “Rel” di Cicchitto e i preesistenti circoli di Valducci, i club di Marcello Dell’Utri, “Magna Charta” di Quagliariello. Per non dire delle finiane “Generazione Italia” e “FareFutura”, fumo negli occhi per il premier. Il sospetto più irritante, a Palazzo Chigi, è che tanta agitazione vada ricondotta al lavorio sottotraccia in preparazione del dopo-Berlusconi. E a tal proposito, sembra che al presidente del Consiglio abbia dato parecchio sui nervi l’intervista di Alemanno al “Foglio”, con cui il sindaco di Roma parla proprio del «dopo, che prima o poi arriverà , e che sarà  governato da un gruppo di dieci-venti dirigenti dei quali mi piacerebbe far parte». Il ministro Frattini, avvertito dell’irritazione del premier, mette subito le mani avanti: «”Liberamente” non è una corrente». E in effetti il convegno di Moniga ha cambiato in corsa i suoi obiettivi allargando la platea degli invitati anche ai “nemici” interni.
I finiani, con Bocchino e Urso, provano poi a tirarsi fuori dall’angolo, ringalluzziti dal proliferare di fondazioni-correnti, e plaudono all’intervento di Berlusconi che aprirebbe «una nuova stagione, fatta di ascolto e dibattito nel Pdl». Ma hanno capito male, manda a dire Osvaldo Napoli, che se la prende coi «toni eccessivi di Bossi da Pontida», ma anche con loro, «perché l’appello di Berlusconi non è assolutorio per qualcuno».


Related Articles

Papua. Rivolta antirazzista degli studenti, il governo blocca il web

Oceania. Trattati da «scimmie» a Giava e altrove, gli studenti di Papua protestano da quattro giorni. Ma oltre alle discriminazioni pesa il crescente divario di ricchezza con gli indonesiani

Alain Bertho: in Francia «un movimento politico più che sociale, contro ingiustizie e rappresentanza»

«Intorno ad ogni singolo blocco stradale si sta sviluppando un discorso pubblico comune, un po’ come accaduto un paio d’anni fa nella capitale con la Nuit debout»

Il giorno di Schulz e dello sgarbo di Farage

Il leader dell’Europarlamento Martin Schulz non fa il pieno di voti. Ukip di spalle per l’«Inno alla gioia»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment