Malaria, nemico che si può sconfiggere. Un bambino si cura con 45 centesimi

MILANO – Malaria: malattia infettiva trasmessa all’uomo dalla zanzara anofele; provoca febbre, anemia, tumefazione del fegato e della milza. Così il dizionario, ma alla fredda definizione va aggiunto un dato allarmante: uccide ogni anno un milione e 300mila persone, nella stragrande maggioranza (90%) bambini sotto i 5 anni (dato Oms). Più del 40% della popolazione mondiale è a rischio, soprattutto quella residente in Paesi poveri: la malaria, assieme alla tubercolosi e all’Aids, è una delle principali emergenze sanitarie del pianeta. I malati sono stimati in 500 milioni.
TRE PILLOLE – È una patologia che si sviluppa nei luoghi caldi e umidi, in particolare nelle regioni tropicali dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. I sintomi appaiono da 9 a 14 giorni dopo la puntura della zanzara infetta: febbre, brividi, mal di testa, dolori, vomito, diarrea. I parassiti distruggono i globuli rossi che trasportano ossigeno attraverso il corpo: questo porta all’anemia. Senza cura, la malattia può portare al coma e alla morte; ma se diagnosticata presto il trattamento è semplice. Per i bambini basta una pillola per tre giorni consecutivi. La malaria è una delle “crisi dimenticate” su cui l’organizzazione edici senza Frontiere ha svolto un importante lavoro, con un libro e un progetto di mobilitazione online. Crisi dimenticate soprattutto dai grandi mezzi di informazione e dai telegiornali italiani: la malaria è stata protagonista di cinque notizie nel 2009 e tre nel 2008, contro le 1.337 notizie sull’influenza suina date in meno di un anno secondo un’indagine dell’Osservatorio di Pavia. Gli operatori di Msf curano una media di 1,7 milioni di pazienti ogni anno. E ricordano che la lotta a questa malattia non è difficile né costosa: tre dosi di trattamento per un bambino sotto i 5 anni costano 45 centesimi, una zanzariera 2 euro. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità  nel 2008 sono stati spesi 541,7 milioni in ricerca e sviluppo sulla malaria, perlopiù donazioni filantropiche. Ma il Global Malaria Action Plan stima che sarebbero necessari dai 700 ai 900 milioni di dollari all’anno fino al 2018 per sviluppare nuove terapie.
PLASMODI RESISTENTI – Anche sul fronte dei farmaci ci sono alcune complicazioni. I plasmodi (protozoi agenti della malattia) si mostrano sempre più resistenti alle medicine e a molti insetticidi utilizzati per disinfestare le zone malariche. La resistenza alla clorochina, l’antimalarico meno costoso e più diffuso, è ormai comune in tutta l’Africa sudorientale. In queste stesse zone si è ormai affermata una forma di resistenza anche a un altro farmaco, alternativo alla clorochina e altrettanto economico, la sulfadossina-pirimetamina. Molti Paesi sono così costretti a utilizzare nuove combinazioni di farmaci molto più costosi. Esistono però diverse misure di prevenzione e profilassi a basso costo, che vengono promosse – soprattutto nei Paesi africani – dalla partnership Roll Back Malaria, coordinata dall’Organizzazione mondiale della sanità , che vede riunite 90 istituzioni internazionali con l’obiettivo di dimezzare il numero di malati entro quest’anno. L’uso di zanzariere trattate con insetticidi e di trattamenti preventivi a intermittenza con farmaci antimalarici può significativamente ridurre l’incidenza della malattia nelle zone endemiche, sia tra i bambini che tra le donne in gravidanza, soggetti particolarmente vulnerabili.
KANGABA, MALI – Medici senza Frontiere opera nel Mali meridionale, in alcuni villaggi remoti della Sierra Leone e del Chad. Lo fa formando personale locale, non medico, in grado di curare casi semplici di malaria, soprattutto nei bambini. A Deguela, un villaggio nella regione di Kangaba, nel Mali, è stata istruita una donna, Fatoumata Traorè: esegue i test nei casi sospetti e fornisce le cure ai piccoli malati. «Kanda ha la malaria quasi ogni mese – racconta la madre di un bambino di 5 anni -. Quando si ammala non gioca, sta a letto. Io lo porto sempre da Fatoumata, lei gli dà  le medicine e così guarisce». Anche Ablo Konè, 10 anni, è in cura da Fatoumata: «Ogni mese prendo la malaria a causa delle zanzare – spiega -. Quando una zanzare punge una persona che ha la malaria, se dopo ne punge una sana automaticamente trasmette la malattia. A casa dormiamo sotto una zanzariera, ma il problema è che le mosche mordono di sera, quando usciamo a giocare». Nel Mali meridionale la malaria è il killer più pericoloso e diffuso e in generale nel Paese poche persone hanno accesso all’assistenza sanitaria, in particolar modo durante la stagione delle piogge quando molti villaggi restano isolati e la patologia si sviluppa rapidamente.
STAGIONE DELLE PIOGGE – «Nel passato il nostro villaggio ha perso un bambino ogni settimana a causa della malaria – dice un abitante di Deguela -. Qualche volta, persino uno al giorno». La stagione delle piogge nel sud del Mali cade tra giugno e dicembre, periodo in cui i piccoli sono particolarmente esposti perché le mosche sono attratte dalla pozzanghere. Una volta infettati, i malati hanno bisogno di aiuto medico rapido: senza cura, molti muoiono entro un paio di giorni. Ma per molta gente, un centro sanitario è troppo lontano e spesso troppo costoso. Per questo Msf ha ideato la figura del referente locale in grado di dispensare test e farmaci: un piccolo baluardo contro la diffusione di un male che va a braccetto con la povertà .


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