Manovra, controproposta delle regioni: “Completa revisione dell’invalidità  civile”

L’innalzamento dal 74 all’85% della soglia per la pensione non è “risolutivo nella crisi economica” e potrebbe avere “un effetto devastante su persone e famiglie”. Controproposta delle regioni: “Adottare l’Icf porta ad un risparmio maggiore”

Redattore sociale Sergio Segio • 16/6/2010 • Welfare & Politiche sociali • 219 Viste

ROMA – “Una completa revisione dell’invalidità  civile, come era già  prevista dall’articolo 24 della legge 328/2000 (con una delega mai attuata) con l’attribuzione dei benefici a chi è veramente disabile e non autosufficiente”. È quanto propone la Conferenza delle regioni e delle province autonome in un documento ufficiale in risposta alla manovra economica del governo proposta dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Le regioni chiedono di trasformare gli assegni sociali per l’invalidità  civile e l’indennità  di accompagnamento in tre misure che rispondano a problemi di incapacità  di produrre reddito o non autosufficienza. Il primo riguarderebbe “un sostegno economico per sostituire la mancata produzione di reddito da lavoro da parte del disabile (una sorta di reddito minimo) – spiegano – da revocare quando la persona è inserita definitivamente nel sistema produttivo o da conservare se l’inserimento al lavoro non è possibile”. Un differente sostegno economico “per i disabili adulti, molto gravi, al fine di favorire la loro vita autonoma” ed infine “un sostegno economico di assistenza e tutela per gli ultrasessantacinquenni totalmente non autosufficienti”.

Una proposta, spiegano nel documento, che presuppone anche nuove modalità  valutative. “Le regioni hanno presentato su questo piano più documenti per l’utilizzo dell’ Icf per i disabili giovani e adulti, mentre per gli anziani si dovrebbero utilizzare metodi di valutazione dell’autonomia, già  in uso in molte regioni italiane”. A tal proposito, spiegano le Regioni, c’è già  una Commissione ministeriale al lavoro per modificare le tabelle di invalidità  e per questo si chiede ancora nel documento di “accelerare i lavori della Commissione e modificare contemporaneamente gli emolumenti come sopra indicato, rendiamoli appropriati e arriveremo senz’altro ad un risparmio anche maggiore, collegato però ad una equità  erogativa che non va a penalizzare persone in condizioni di elevato bisogno”. Tra le richieste, inoltre, anche la richiesta di una “rigorosa separazione tra le azioni per l’istruzione e quelle per la assistenza” per quanto riguarda quella parte della manovra che tratta dell’alunno in condizioni di handicap.

L’innalzamento dal 74 all’85 della percentuale per l’ottenimento dei benefici collegati all’invalidità , specifica il documento, comporta l’esclusione di importanti patologie ma dal punto di vista economico non è “risolutivo nella crisi economica” e potrebbe avere invece “un effetto devastante sulle persone e sulle famiglie”. “Escludere la trisomia 21 (più nota come sindrome di Down) – si legge nel documento -, cecità , sordomutismo e autismo significa agire sul 2-3 per mille dei minori (0/14 anni)”, che in base ai limiti di reddito si stimano in “circa 6-7000 persone, per una ipotetica spesa annua di circa 22 milioni di euro”. Mentre per le patologie psichiatriche “si attesteranno intorno a circa 90.000 persone con una ipotetica spesa annua intorno a 280 milioni di euro”. Gli esclusi dai benefici economici legati all’invalidità , continua il documento, “andranno certamente ad aumentare le domanda di aiuto economico o di sostegno, nei confronti delle Amministrazioni locali o al Servizio Sanitario (non esclusi ricoveri impropri in sedi ospedaliere, particolarmente per le persone con psicosi). In sintesi l’effetto economico delle restrizioni sulla spesa pubblica sarebbe del tutto aleatorio e inesistente”. (ga)

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