Microcredito: in Italia sempre più richiesto e sempre più “sociale”

ROMA – I microcrediti erogati in Italia sono quintuplicati negli ultimi anni. E’ quanto ha messo in evidenza una ricerca realizzata dalla Rete italiana di micro finanza (Ritmi), in collaborazione con la Fondazione Giordano Dell’Amore, presentata questa mattina presso la Sala Mercede della Camera dei deputati. Secondo lo studio, parte di un’indagine condotta su 170 istituzioni in 21 paesi realizzata dall’European microfinance network e coordinata dalla Fondacion Nantik Lum di Madrid, nel 2007 i crediti erogati erano 392 da 27 istituzioni contro i quasi 2 mila erogati nel 2009 da 32 istituzioni. Un dato che ovviamente ha avuto effetti sul portafoglio, dove si è passati dai 3,6 milioni di euro nel 2007 (erano  2,5 milioni di euro nel 2006) a oltre 12 milioni alla fine del 2009. Diminuisce, però, la media del credito erogato. Se nel 2006 era di circa 7.500 euro, nel 2009 la media scende a circa 6 mila toccando punte di oltre 9mila nel 2007.

“La realtà  italiana si differenzia notevolmente da quella degli altri Paesi europei – spiega Ritmi -. In Italia infatti si osserva un elevato numero di istituzioni di micro finanza, sono 32 quelle effettivamente censite, anche se quelle stimate sono circa 80, con un numero relativamente basso di crediti erogati”. Per quanto riguarda il contesto europeo, infatti, nel 2009 risultano erogati 84.523 crediti per un portafoglio totale di 838 milioni di euro. Un dato che però fa segnare una diminuzione rispetto del numero di clienti per il 2007, circa il 20% in meno, e una diminuzione del 6% in termini di portafoglio.

Il microcredito italiano, inoltre, si dimostra sempre più ‘sociale’. Immigrati e donne sono attualmente i principali beneficiari. Sulla base del numero crediti, dalla ricerca emerge come il 53% sono donne e il 47% sono immigrati o minoranze etniche. Ma a fronte di queste caratteristiche, la proposta del quadro normativo avanzata dal governo per regolare questo settore non risponde ancora perfettamente alla esigenze riscontrate sul campo. È del 10 giugno scorso la presentazione alle Camere di un decreto legislativo per la riforma del Tub (Testo unico bancario) che contiene anche una norma sul microcredito. Sul testo, però, la Rete italiana microfinanza chiede delle modifiche. La prima è la distinzione tra microcredito d’impresa e microcredito sociale. Secondo Ritmi, la nuova versione dell’articolo 111 del Tub, la distinzione appare più definita, spiegano, ma il microcredito sociale viene definito “non prevalente”, e considerata la realtà  italiana questa posizione “rappresenta una limitazione al riconoscimento degli operatori del settore”. “Il microcredito sociale nel nostro Paese – ha affermato Maria Leddi, della Fondazione Giordano Dell’Amore – è la parte prevalente”. Altra richiesta è quella di includere le cooperative tra i soggetti che possono beneficiare di attività  di microcredito, “al momento questi sono oggettivamente esclusi”, ed infine la questione dei requisiti patrimoniali minimi, attualmente non specificati, per poter operare. “Questione – ha spiegato Leddi – su cui deciderà  la Banca d’Italia, ma a cui serve prendere una posizione”.  Giudicato positivo, tuttavia, l’impegno di dare dei punti di riferimento a livello normativo. “Viste le dimensioni che sta assumendo il microcredito – ha concluso Leddi – occorre intervenire normativamente. Trattandosi di una situazione che fino ad oggi è stata vissuta sotto il profilo normativo in modo marginale, con le dimensioni che sta assumendo e la capacità  di incidere positivamente nel sociale, soprattutto in un momento di crisi, credo che alcuni paletti per circoscrive in modo un po’ più preciso di cosa stiamo parlando sia una garanzia di un miglior funzionamento del settore”. (ga)

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