OCCUPAZIONE USA. Cresce, ma grazie al precariato La Fed allarmata

Nonostante questa «assunzione temporanea straordinaria», va al di sotto delle aspettative: a maggio si attendevano 540mila nuovi posti di lavoro. È quanto emerge dal rapporto del Bureau of labor statistics statunitense, presentato ieri.
Molto più debole è il segnale di crescita del settore privato, con 41mila posti di lavoro in più rispetto ad aprile. Il settore manifatturiero, estrattivo e dei servizi professionali ha creato alcuni posti di lavoro (rispettivamente +29mila, +10mila e +31mila), mentre se ne sono persi nel settore delle costruzioni (-35mila).
Con un tasso di disoccupazione sceso dal 9,9 % al 9,7 % (come nei primi tre mesi del 2010), il numero dei disoccupati a maggio è di 15 milioni di persone. Invariato invece il tasso di coloro che cercano lavoro da oltre 27 settimane (6,8 milioni). L’entusiasmo è frenato anche dalla revisione del numero di occupati a marzo: dai 230mila in più, inizialmente stimati, a 208mila in più; mentre in aprile il numero resta fermo a +290mila.
Giovedì il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, si era detto «particolarmente» inquieto per il tasso di disoccupazione, che rimane alto nonostante la ripresa dell’economia americana, che in gennaio ha permesso di tornare a creare nuovi posti di lavoro. «Siamo ora nel quarto trimestre di espansione economica dalla fine della recessione – ha detto Bernanke – ma creiamo solo pochi nuovi posti di lavoro in più rispetto a quelli che perdiamo».
E infatti molti settori sono fermi e non danno segnali di crescita: l’occupazione americana nel nel commercio, nella vendita al dettaglio, nei trasporti, nello stoccaggio, nelle attività  finanziarie nell’alberghiero è paralizzata.


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La tassa peggiore non si vede

L’imposizione che grava sulle imprese italiane e francesi è apparentemente simile. L’aliquota legale sul reddito delle società  è pari al 31,4 per cento in Italia, 34,4 in Francia (dati Eurostat, riferiti al 2009). E tuttavia rilevanti differenze nel sistema di deduzioni fiscali e nella determinazione della base imponibile fanno sì che le imprese italiane paghino al fisco molto di più.

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