“Se Fiat rinuncia è colpa della Fiom” governo all’attacco su Pomigliano

TORINO – L’ultimo affondo è del ministro del lavoro, Maurizio Sacconi: «Se la Fiat rinuncerà  ad investire a Pomigliano, la Fiom si sarà  assunta una straordinaria responsabilità ». Il rappresentante del governo lancia questa accusa in tv di fronte al segretario dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, che ribatte immediatamente: «Noi siamo sindacalisti e facciamo il nostro mestiere. Che cosa ha fatto in questi mesi il governo per la Fiat?». Lo scontro è senza esclusione di colpi. I ministri di Berlusconi attaccano a testa bassa la Fiom. Per Sacconi «non si tratta di un sindacato ma di una vera e propria organizzazione politica», per Brunetta «è il sindacato che difende quelli che scioperano per poter guardare la partita. Gente che si chiama compagno con il pugnetto alzato e da retta al piagnonismo diffuso al Sud».

Mentre la maggioranza si schiera compatta a difesa di Marchionne e dei vertici del Lingotto, l’opposizione si divide. Una parte del Pd difende apertamente la Fiat mentre l’Italia dei Valori sta con la Fiom: «Lunedì (oggi ndr) sarò a Pomigliano – dice Luigi De Magistris – a portare la mia solidarietà  ai lavoratori, costretti a esprimersi in un referendum di regime che si svolgerà  sotto il ricatto del licenziamento».

Di «referendum illegittimo» parla anche Landini che ripete in tv il punto di vista della sua organizzazione: «Non si può chiedere ai lavoratori di abolire con una consultazione di fabbrica il diritto di sciopero garantito dalla Costituzione». Per Sacconi invece il testo dell’accordo è più che legittimo: «Il governo farà  di tutto – spiega il ministro del lavoro – per ottenere l’investimento Fiat a Pomigliano ma sono preoccupato per la possibilità  che Marchionne possa cambiare idea». In realtà  era stato lo stesso ad Fiat nei giorni scorsi a paventare la possibilità  di lasciare la produzione della nuova Panda in Polonia o di trasferirla in Serbia dov’è in costruzione un nuovo stabilimento. Molto, si lasciava capire nei giorni scorsi a Torino, dipenderà  dall’esito del referendum di domani. Quel che conta non è solo la vittoria dei sì o dei no ma anche la dimensione di un più che probabile voto favorevole alle tesi aziendali. Perché quel voto, nelle intenzioni di Marchionne, deve servire a mettere nell’angolo la posizione della Fiom in modo da rendere estremamente ridotto nei prossimi mesi lo spazio di manovra del sindacato di Landini. In caso contrario, con una vittoria risicata del sì, è chiaro che a Pomigliano ci sarebbe ancora nei prossimi mesi una tradizionale dialettica tra azienda e sindacati, quella che le nuove norme contenute nell’intesa proposta dalla Fiat vorrebbero superare. La Fiom ha comunque ripetuto ieri che non si considererà  vincolata dagli esiti di un referendum «svolto sotto la minaccia del licenziamento. Un referendum senza valore». In questo contesto i metalmeccanici della Cgil non faranno la campagna per il no «Non chiediamo certo ai lavoratori di fare gli eroi esponendosi alle ritorsioni aziendali. Così facendo la Fiat si assume la responsabilità  di favorire l’imbarbarimento delle relazioni sociali».


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