“Ue, tre anni di libertà  d’impresa senza vincoli”

Tremonti: modifichiamo la Costituzione, niente autorizzazioni per le aziende minori

“Via l’eccesso di regole in Europa” Bersani: “Si può semplificare senza cambiare la Carta”

ELENA POLIDORI - La Repubblica Sergio Segio • 5/6/2010 • Europa • 270 Viste

BUSAN – Libertà  d’impresa per crescere di più, essere competitivi e battere la crisi. D’accordo con Silvio Berlusconi, il ministro dell’Economia lancia l’idea di questa «misura straordinaria» al vertice del G20 di Busan, in Corea. La ripeterà  anche lunedì, all’Ecofin di Bruxelles. In concreto, Giulio Tremonti pensa di realizzarla attraverso la modifica dell’articolo 41 della Costituzione che porti a una «sospensione di 2-3 anni» delle autorizzazioni per le piccole imprese, per la ricerca e le attività  artigiane, con controlli e verifiche da fare ex post.

«Tutto è libero tranne ciò che è vietato», sintetizza per i giornalisti mentre mangia un salmone, a tarda notte, dopo il vertice del G20. E non c’è verso di farlo parlare d’altro. Il ministro appare incurante di quel che gli accade intorno, con i mercati impazziti, l’euro in difficoltà , la crisi dell’Ungheria. Al contrario spiega con dovizia di richiami letterari e storici, perché secondo lui e il premier in questo momento l’Europa è obbligata sì a risanare i conti, ci mancherebbe. Ma deve anche fare in fretta una «rivoluzione liberale» se davvero vuole competere con mercati flessibili come per esempio quelli dei padroni di casa, i coreani del sud: va eliminato «l’eccesso di regole» degli ultimi 30 anni pena «una dolce morte».

Fumando un sigaro, ricorre ai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes per spiegare «il fattore ostacolo» e quindi «la remora» che impedisce lo sviluppo di un Continente frenato da lacci e lacciuoli, «l’area del mondo a più alto tasso di regolamentazione»: «E’ come mettere benzina in un’auto bloccata da un macigno: sono soldi buttati». Il governo, i governi, ci hanno provato a liberalizzare, ma senza esito: «Tutto sempre si blocca in una palude». Risultato: una serie di fallimenti bipartisan, «le lenzuolate di Bersani come il piano casa di Berlusconi». Immediata la replica di Bersani: «È l’ennesimo diversivo. Con l’articolo 41 della Costituzione in vigore si possono fare tutte le semplificazioni che si vogliono per l’economia e le imprese. Invece di scomodare la Costituzione il governo si dia da fare per avviare le procedure di semplificazione».

Nelle intenzioni di Tremonti invece, con la modifica costituzionale, il quadro dovrebbe cambiare. Il progetto, che va limitato all’economia reale, escludendo la finanza e l’urbanistica che hanno regimi diversi, «non è in contrasto con il federalismo fiscale», è a «costo zero» ed è transitorio per «provarne l’efficacia». Perché l’economia italiana e europea diventi competitiva e cresca, coniugando rigore e ripresa, bisogna quindi che le attività  economiche del domani «siano istantanee». L’alternativa è che i poveri facciano «i guardiani dei cimiteri» e i ricchi, «i gestori eleganti di un Relais». Tremonti riconosce che la Costituzione non si cambia in un giorno, ma «bisogna pur cominciare» tenendo presente che si tratta appunto di una «rivoluzione» e non «di una ideuzza da Fondazione». «Se Marconi avesse fatto oggi i suoi esperimenti a bordo dell’Elettra, avrebbe violato una montagna di codici: nautici, postali e quant’altro». Il direttore del Tesoro Vittorio Grilli, che gli siede affianco, racconta che al G20 la manovra del governo è stata accolta «con grande apprezzamento». Poi entrambi se ne vanno: oggi il vertice ricomincia.

 

 

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