Riesplode la guerra Chà¡vez-media: ordine d’arresto contro un magnate tv

Mano a mano che si avvicinano le importantissime elezioni di settembre, riprende a tutta forza la guerra – mai interrotta per la verità  se non da qualche tregua caduca – fra il presidente Hugo Chà¡vez (foto Ap) e i media, scritti e televisivi, che nella grande maggioranza lo odiano. Ricambiati.
L’ultimo episodio, ma solo in ordine di tempo, è quello di giovedì scorso quando alcuni agenti del Sebin, il Servizio bolivariano di intelligence, si sono presentati a casa di Guillermo Zuloaga Siso, poderoso miliardario di 67 anni che nel suo portafoglio racchiude, oltre a un’agenzia di pubblicità  e varie concessionarie di auto, l’emittente tv Globovisià³n, ferocemente nemica di Chà¡vez e del chavismo. L’ordine di arresto per Guillermo Zuluaga e suo figlio (omonimo), emesso dal procuratore generale Luisa Ortega, parlava dei reati di «usura», «occultamento illegale», «accaparramento» e si riferiva a una denuncia del maggio 2009 quando in una delle case del magnate furono trovate 24 Toyota 4×4 nuove di zecca e non registrate che l’accusa riteneva dovessero poi essere vendute a prezzi più che doppi a quelli ufficiali.
I due Zuluaga, al momento dell’irruzione degli agenti del Sebin, non erano in casa e quindi per ora sono sfuggiti all’arresto. Il loro avvocato, Perla Jaimes, ha definito l’ordine d’arresto «completamente irregolare» e l’anti-chavismo militante interno e internazionale ha parlato di denunce «politicamente motivate».
Il 25 marzo scorso Zuluaga era stato già  arrestato, per qualche ora, mentre si apprestava a imbarcarsi su un suo jet privato diretto all’isola caraibica di Bonaire, sotto l’accusa di «diffusione di notizie false e tendenziose» e di «vilipendio» del presidente della repubblica. Era appena rientrato dall’isola di Aruba dove in una riunione della Sip, la Società  interamericana della stampa che riunisce tutti i magnati dei media, aveva insinuato che i morti dell’11 aprile 2002 – quasi tutti chavisti e la miccia per il fugace golpe sindacal-padronale – era stato Chà¡vez a provocarli. Aggiungendo anche che se quel giorno «le cose fossero state fatte per bene, la situazione del Venezuela adesso sarebbe un’altra».
Solo parole in libertà , esercizio di una legittima libertà  d’espressione da parte di un privato cittadino o opinioni di un esponente (e non di secondo piano) dell’establishment venezuelano manifestate nell’ambito di un incontro ufficiale?
D’altra parte Globovisià³n non ha mai fatto nulla per smentire le infiammate accuse chaviste di avere una linea «destabilizzatrice» e «golpista», come quella che nel maggio 2007 aveva portato all’uscita di scena dell’altra principale emittente privata, RCTV (a cui non era stato rinnovata la licenza al suo scadere). Le molte critiche all’ordine di arresto – immediate e reiterate -, si appuntano anche sul fatto che l’iniziativa della procura sia venuta solo pochi giorni dopo che Chà¡vez, in uno delle sue apparizioni televisive, aveva attaccato Zuloaga ricordando le gravissime accuse da lui lanciate a Aruba e chiedendosi «come sia possibile che uno che mi accusa di cose simili sia ancora libero».


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