Ronde, la Consulta le boccia a metà 

I giudici costituzionali: sì per prevenire reati, no per segnalare disagio sociale

VLADIMIRO POLCHI - la Repubblica Sergio Segio • 25/6/2010 • Paure, conflitti, sofferenze urbane • 212 Viste

ROMA – Ronde bocciate a metà : i volontari per la sicurezza non potranno intervenire in situazioni di «disagio sociale». Via libera, invece, al loro impiego per segnalare pericoli alla «sicurezza urbana». Dalla Consulta arriva una bocciatura parziale: sotto esame, le ronde varate col pacchetto sicurezza del 2009.

Quello delle ronde fai da te si conferma un percorso accidentato. La legge 94 del 2009 mirava a regolamentare il fenomeno, prevedendo appositi albi presso le prefetture e rigidi requisiti per gli aspiranti volontari. Come è andata? Se prima della “regolarizzazione”, una rapida fotografia censiva circa 70 ronde attive, con le nuove regole «ben poche» – come fanno sapere dal Viminale, senza però fornire numeri ufficiali – sono le associazioni che hanno chiesto il riconoscimento ufficiale a sindaco e prefetto. Poi sono arrivati i ricorsi di costituzionalità  delle regioni Toscana, Emilia Romagna e Umbria, accolti solo in parte dalla Consulta, con sentenza 226 depositata ieri. Via libera all’impiego delle ronde sul fronte della «sicurezza urbana», intesa come «sola attività  di prevenzione e repressione dei reati». Stop invece alle ronde in situazioni di «disagio sociale». Si tratta infatti di un settore, questo, che più volte la Corte ha ritenuto di «competenza legislativa regionale» perché «individua il complesso delle attività  relative all’erogazione di servizi destinati a rimuovere le situazioni di bisogno e di difficoltà  che la persona umana incontra nel corso della sua vita». La Corte ha pertanto dichiarato il comma 40 dell’art.3 della legge 94 del 2009 parzialmente illegittimo, per contrasto con l’art.117 della Costituzione (relativo alle competenze tra Stato e Regioni).
Di una bocciatura «ininfluente» parla il ministro dell’Interno, Roberto Maroni: la sentenza «conferma la legittimità » della legge e la parte bocciata «è assolutamente ininfluente ed è una follia: non vedo perché se uno vede qualcuno che sta male non possa segnalarlo alle forze dell’ordine o al 118». Per l’eurodeputato della Lega, Matteo Salvini, «questa è l’ennesima riprova che i parrucconi della Corte non vivono le città  da persone normali». Alla bocciatura, seppure parziale, plaude l’opposizione. «La sentenza ribadisce i dubbi di costituzionalità  che il Pd aveva sollevato su una legge politicamente sbagliata», commenta Emanuele Fiano (Pd). E Fabio Evangelisti (Idv) rilancia: «Per fortuna ancora esistono organi che rimediano ai pasticci di questa maggioranza».

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