Sanzioni, la rabbia dell’Iran “Cina succube dell’Occidente”

Teheran non ci sta: gli ayatollah non si aspettavano che anche la Cina, alleato di sempre, si schierasse a fianco dell’Occidente per imporre nuove sanzioni alla repubblica islamica e sanzionarne così l’insistenza sulla strada del nucleare. Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite solo Turchia e Brasile, che hanno accordi energetici con Teheran, hanno votato “no” alle misure punitive, mentre il Libano si è astenuto. Il “sì” cinese arriva proprio mentre Mahmoud Ahmadinejad è in visita a Shanghai. Il programma del viaggio non prevede che il presidente iraniano incontri autorità  cinesi: Ahmadinejad si è sentito libero di usare parole forti, definendo «un fazzoletto usato» le sanzioni.

Ma la verità  è che la leadership dello Stato islamico non si aspettava di essere abbandonata dal grande alleato, in passato molto “comprensivo”. Lo dimostra anche la stizza delle reazioni ufficiali, affidate al direttore dell’Ente iraniano per l’energia atomica, Ali Akbar Salehi, che ha accusato la Cina di essere «dominata» dall’Occidente: secondo Salehi, Pechino «sta progressivamente perdendo il suo posto nel mondo musulmano e quando si sveglierà  sarà  troppo tardi».
A Pechino l’irritazione dell’alleato si è sentita forte e chiara: a poco è servito il tentativo del portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang, che ha cercato di minimizzare la portata del voto. Pechino, ha sottolineato Qin Gang, «attribuisce grande importanza alle relazioni con l’Iran». Secondo il portavoce, la risoluzione 1929, che introduce le nuove sanzioni «non significa che la porta sia chiusa agli sforzi diplomatici». È la stessa linea dell’ambasciatore di Pechino all’Onu, Li Baodong, che dopo aver votato ha sostenuto che l’obiettivo della risoluzione è «riportare l’Iran al tavolo dei negoziati e di rilanciare gli sforzi diplomatici».
Per il momento le sanzioni hanno fatto irrigidire ulteriormente Teheran, anche perché il regime iraniano sa che l’Unione europea ha allo studio misure supplementari, rivolte soprattutto ai movimenti finanziari, e anche gli Usa stanno valutando decisioni simili. E non ha migliorato la situazione la goffaggine di Mosca, che dapprima ha annunciato – con l’agenzia Interfax – l’annullamento della vendita dei sistemi anti-missile S-300 e poi ha fatto marcia indietro per voce del ministero degli Esteri.
La repubblica islamica ha annunciato che dopodomani il Parlamento riconsidererà  anche i rapporti con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, anche se l’ambasciatore di Teheran all’Aiea esclude che il suo Paese possa uscire dall’organizzazione. L’irritazione del regime ha spinto l’opposizione ad annullare le manifestazioni – annunciate per domani ma mai autorizzate dalle autorità  iraniane – a un anno dalle contestate elezioni che hanno confermato Ahmadinejad alla presidenza.


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