Studio del Crisp: aumenta il lavoro per gli italiani, diminuisce per gli stranieri

Secondo il Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità , le persone avviate al lavoro nel primo trimestre 2010 sono 144 mila (+2,7%): tra questi aumentano gli italiani (dal 76 al 78%) e diminuiscono gli extracomunitari (dal 18 al 16%)

Redattore sociale Sergio Segio • 16/6/2010 • Studi, Rapporti & Statistiche • 318 Viste

MILANO – Aumenta il lavoro per gli italiani, diminuisce per gli stranieri. Questo uno dei risultati a cui giunge il nuovo studio sui flussi del mercato del lavoro nella provincia di Milano, condotto dal Crisp (Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità  che coinvolge docenti e ricercatori delle università  di Bologna, Udine, Brescia e, a Milano, delle università  Statale, Bicocca, Bocconi e Cattolica). Le persone avviate al lavoro nel primo trimestre 2010 sono 144mila (+2,7% rispetto al primo trimestre 200)9: tra questi aumentano percentualmente gli italiani (dal 76 al 78%) mentre diminuiscono gli extracomunitari (dal 18 al 16%). Secondo lo studioso del Crisp, Mario Mezzanzanica, “si tratta di un dato preoccupante, perché secondo le nostre stime il numero totale dei lavoratori stranieri impiegati è quantomeno stabile, quindi è probabile che molti datori di lavoro non gli rinnovino il contratto per poi riassumerli in nero”.

Interpellato sull’argomento, l’assessore provinciale alle Attività  economiche, Paolo Del Nero, afferma: “Non abbiamo riscontri su questo dato, ritengo che la ragione vada ricercata semplicemente nel fatto che, in tempi di crisi, gli italiani accettano lavori che tempo fa rifiutavano”. Ma Maurizio Crippa, responsabile Nidil-Cgil, conferma le supposizioni del Crisp: “Da tempo chiediamo alle istituzioni di prestare attenzione alla crescita del lavoro nero. Si tratta di un fenomeno che si sta allargando: basta dire che nel 2009 le assunzioni tramite agenzia interinale sono diminuite del 60% e questo è praticamente l’unico canale che gli immigrati possono utilizzare per essere assunti in regola”.

La ricerca del Crisp, presentata oggi al convegno “Le province al lavoro” al palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, contiene altri dati interessanti. Le donne che hanno trovato lavoro devono accontentarsi spesso di contratti a progetto o somministrazione (35% contro il 24% degli uomini). Dal 2007 all’inizio del 2010 gli avviamenti con contratti a progetto o somministrazione sono complessivamente aumentati dal 20% al 29%, mentre quelli a tempo indeterminato sono scesi dal 28% al 22%. Apparentemente in controtendenza, in questo caso, il dato sugli stranieri, tra i quali i nuovi assunti hanno firmato un contratto a tempo indeterminato nel 41% di casi, ma per Mezzanzanica: “È un dato che inganna, perché la maggior parte di questi sono stati assunti come badanti o collaboratori domestici, categorie nelle quali i contratti sono sì a tempo indeterminato, ma possono essere chiusi in qualsiasi momento”. Info: www.crisp-org.it. (Andrea Legni)

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