Tagli alla spesa socio-sanitaria: a Torino le associazioni scendono in piazza

TORINO – In piazza contro i tagli alla spesa sociale e sanitaria che colpiscono in modo particolare le persone non autosufficienti: a protestare contro il governo e contro la giunta regionale del Piemonte è un cartello di associazioni che riunisce fra le altre la sezione piemontese della Fish (Federazione italiana superamento handicap), la Fand (Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili) e la Cpd (Consulta per le persone in difficoltà ). Appuntamento a Torino, davanti alla sede della giunta regionale, in piazza Castello 165, per la mattina del 1° luglio prossimo: un presidio per “contrastare ogni taglio alla spesa sociale e sanitaria” e per “riproporre obiettivi rispetto ai quali non possono essere compiuti passi indietro”. Dopo la cancellazione dell’appuntamento nazionale che proprio il 1° luglio doveva vedere a Roma una manifestazione comune di Fand e Fish davanti a Montecitorio contro l’innalzamento della percentuale per ottenere la pensione d’invalidità  (sit-in sospeso dopo l’annuncio dell’abrogazione della norma corrispondente), la protesta di Torino è la prima svolta a livello regionale in conseguenza delle altre parti della manovra economica del governo che le associazioni delle persone disabili avevano criticato: i tagli alle regioni e ai comuni.

Il “Coordinamento interassociativo delle persone con disabilità  di Torino e Piemonte” si esprime infatti anzitutto in modo critico nei confronti del governo, che aveva previsto l’innalzamento del limite percentuale per ottenere l’assegno di invalidità : una misura che “non colpiva i cosiddetti falsi invalidi, ma migliaia di persone con disabilità  vere, soprattutto cognitive e intellettive” e che il governo ha ritirato “anche a seguito della forte opposizione espressa dalle associazioni di persone con disabilità “. “Tuttavia – spiegano gli organizzatori – saranno proprio le persone con disabilità  a pagare pesantemente le conseguenze dei tagli decisi da Tremonti e dalla maggioranza di governo al trasferimento di soldi da destinare alle regioni e ai comuni, costretti così a ridurre i servizi destinati alle persone che hanno bisogno di interventi di sostegno”.

La maggiore preoccupazione del Coordinamento è indirizzata alle riduzioni di bilancio che si intravedono all’orizzonte: “I nostri amministratori regionali – afferma – vogliono dimostrare di essere i primi della classe: nella proposta di bilancio ora in discussione, l’assessore alla Sanità  e alle Politiche sociali Caterina Ferrero ha previsto la riduzione di un milione di euro per le misure sociali dedicate ai malati psichiatrici, di 4,5 milioni sulla compartecipazione sociale per la non autosufficienza e una significativa riduzione delle risorse da trasferire ai Consorzi socio assistenziali”. In parole povere, secondo il Coordinamento “Tremonti toglie soldi a comuni e regioni e l’assessore regionale Ferrero se la prende con le persone non autosufficienti, colpendo le persone che devono superare più ostacoli”.

Il Coordinamento ricorda che occorrono invece “più soldi per progetti di vita indipendente autogestita, di vita in autonomia assistita, di cure domiciliari, di sostegno alle famiglie” per fare in modo di vivere “a casa propria e non in istituto”; servono “più investimenti per istruzione, formazione professionale e lavoro alle persone con disabilità “, oltre ad azioni per giungere ad inserimenti protetti in abitazioni civili in gruppi da non più di 4 – 6 persone (“Basta con gli istituti lager”) e all’abbattimento delle barriere che impediscono di usare edifici, sedi di servizi e attività  commerciali, mezzi di trasporto. “Soprattutto – afferma il Coordinamento – basta con i pregiudizi che ci targano di serie B: occorrono certamente soldi (da far uscire dalle tasche di coloro che non pagano le tasse) ma soprattutto scelte politiche che indirizzino diversamente l’utilizzo delle risorse disponibili, con più servizi domiciliari e meno istituti, più lavoro e meno elemosine, più servizi sanitari pubblici per tutti e meno cliniche private per pochi. Chiediamo tutto ciò – conclude – non per pietà  ma per diritto”.

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