Ubs consegnerà  agli Usa i nomi degli evasori

Storica decisione in Svizzera. Scoperta in Italia una maxi frode con la tecnica “carosello”

Solo nelle Marche Iva non pagata per 560 milioni. Merci movimentate per 1,5 miliardi

WALTER GALBIATI - la Repubblica Sergio Segio • 18/6/2010 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 229 Viste

MILANO – Pace fatta tra Fisco statunitense e Confederazione elvetica. Il pomo della discordia era rappresentato da una lista di presunti evasori, clienti della banca svizzera Ubs, sui quali inizialmente era calato il velo dal governo del piccolo Stato alpino.

Ieri, dopo un lungo iter, il parlamento elvetico ha approvato l’accordo di assistenza amministrativa agli Stati Uniti, promesso ormai quasi un anno fa. Il patto prevede la consegna alle autorità  americane dei dati relativi a 4.450 clienti della banca Ubs sospettati di evasione o frode fiscale. E scalfisce per la prima volta nella storia il segreto bancario della cassaforte svizzera. L’intesa non verrà  sottoposta ad un referendum facoltativo, com’era stato precedentemente ipotizzato. I tempi così non si allungheranno e, sventando il rischio di un risultato negativo alle urne, i dati dei 4.450 clienti verranno consegnati entro la scadenza prevista. L’accordo, infatti, era stato siglato nell’agosto del 2009. Gli Stati Uniti si erano impegnati a rinunciare a una causa civile che mirava a ottenere l’identità  di 52.000 titolari di conti Ubs, mentre la Svizzera a mettere nero su bianco, entro un anno, un nuovo accordo di assistenza amministrativa.
Non sono mancati i commenti di Ubs. «Questa decisione rappresenta un importante passo per risolvere la questione a livello governativo», ha affermato una nota della banca. La trasmissione dei nomi da Ubs al Fisco Usa era stata bloccata da una sentenza di una corte elvetica che a gennaio aveva stabilito che per procedere occorreva una modifica a livello legislativo. Le autorità  Usa si erano messe sul piede di guerra ed erano pronte a rendere impossibile la vita del colosso elvetico al di là  dell’Oceano. Ora la pace è fatta.
La mossa degli Stati Uniti rientra comunque nella più vasta campagna che i governi centrali dei principali Paesi occidentali hanno mosso contro i paradisi fiscali. E in questo ambito ieri il Fisco italiano ha segnato un nuovo punto a suo favore contro un giro di società  fittizie il cui scopo era solo quello di evadere l’Iva. La Guardia di Finanza di Ancona ha scoperto una maxi evasione fiscale, organizzata su scala nazionale, con il sistema delle cosiddette «frodi carosello». Sono state denunciate 106 persone per evasione ed elusione fiscale e disposti tre arresti per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale.
La truffa veniva realizzata in molti settori, ma soprattutto in quello dell’elettronica dove sono state scoperte oltre 550 società  «cartiere», dislocate su tutto il territorio nazionale, con picchi di presenze in Lombardia, Campania, Lazio e nella Repubblica di San Marino, con una movimentazione di merci per oltre 1,5 miliardi di euro. I prodotti elettronici venivano venduti da operatori nazionali prima a società  fantasma di San Marino e, da questi, alle varie società  italiane «cartiere» che poi sparivano senza versare l’Iva. Ciò consentiva di abbattere il prezzo di vendita delle merci che arrivavano sugli scaffali dei negozi e della grande distribuzione con uno sconto fino al 40%, il famoso «sottocosto». Nella sola Regione Marche l’evasione fiscale è stata di 560 milioni.

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