Un drone uccide Al Masri il numero 3 di Al Qaeda

Braccio destro di Bin Laden, fondò l’organizzazione

L’annuncio diffuso dai siti islamici: è morto il 21 maggio scorso. Gli Usa: “Notizia vera”

ANGELO AQUARO - la Repubblica Sergio Segio • 2/6/2010 • Guerre, Armi & Terrorismi • 243 Viste

NEW YORK – Al Qaeda promette vendetta e gli Usa danno una stretta alla sicurezza ma i timori di una ritorsione del terrore non valgono certo la soddisfazione di aver messo una X sulla casella numero tre dell’organigramma di Osama Bin Laden. L’uccisione di Mustafa Al Yazid, meglio noto come Sheik Sa’id al Masri – prima annunciata dagli stessi siti islamici e poi confermata, anonimamente, dagli spioni pakistani, che forniscono anche una data, il 21 maggio scorso – è il colpo più grave sferrato ad Al Qaeda durante la presidenza di Barack Obama.

La Casa Bianca ha intensificato l’uso dei droni assassini fino a provocare le reazioni indignate dell’Onu ma il bersaglio grosso ridà  ora fiato alla politica degli Us Predator (che finora ha fatto 500 morti tragicamente definiti minori) e rilancia gli sforzi di arginare il potere dei terroristi alla vigilia dell’offensiva decisiva che il generale Stanley McChrstyal si appresta a lanciare a Kandahar. Perché Al Masri non era solo il numero 3 di Osama: era anche il suo luogotenente in Afghanistan, l’uomo che per la sua conoscenza del pashtun era diventato il punto di collegamento tra il mullah Omar e gli strateghi di Al Qaeda, il generalissimo che aveva unificato le due fazioni talebane al di là  e al di qua del confine.

Era stato proprio Al Masri a organizzare e poi rivendicare online l’attentato alla base di Khost, 7 morti, il più grande smacco subito dalla Cia: l’operazione kamikaze, condotta da un doppiogiochista giordano, pensata per vendicare proprio l’uccisione del leader dei Taliban pachistani e a mostrare al mondo atterrito l’unione d’intenti dei vari gruppi. Ed era stato sempre Al Masri a finanziare e istruire la missione che avrebbe dovuto portare l’afgano americano Najbullaa Zazi a celebrare gli 8 anni di Ground Zero facendosi saltare in aria con tre complici nella metropolitana di New York nel settembre scorso.

Il viaggio nel terrore di questo egiziano ricco e istruito, ucciso a 55 anni con la famiglia (la moglie, tre figlie, un nipote) nel villaggio pachistano di Boya, comincia in una prigione del Cairo, dove agli inizi degli anni 80 finisce all’indomani dell’assassinio del presidente Anwar Sadat. Qui Al Masri rafforza i legami con Ayman Al Zawahiri, che diventerà  il Dottore e il numero 2 di Al Qaeda. Collabora quindi alla nascita della Rete di Osama, che segue nelle sue peregrinazioni dallo Yemen all’Africa. E’ lui a spingere perché Al Qaeda si impossessi della bomba atomica, è lui a tessere la rete che dal Pakistan porta ai trafficanti di armi russi. Ma quando il Capo abbandona l’idea della bomba per concentrarsi sull’attacco aereo, al Masri ubbidisce: sarà  lui a finanziare tre dei dirottatori dell’11 settembre attraverso conti bancari segreti del Golfo Persico.

Grande soddisfazione, ora, tra l’intelligence Usa, ma anche un pizzico di scetticismo: l’esperto Bruce Hoffman dell’università  di Georgetown ricorda al Wall Street Journal che negli ultimi anni almeno cinque o sei «numero 3» di Al Qadea sono stati uccisi e subito rimpiazzati. Mentre i primi due sono ancora due fantasmi imprendibili.

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