Unhcr: nell’UE troppe disparità  nell’accoglienza dei rifugiati, riapertura in Libia

“L’UE sta lavorando alla costruzione di un Sistema Comune di Asilo Europeo (CEAS) e l’UNHCR suggerisce sei passaggi (in inglese .pdf) per ottenere una maggiore coerenza nella politica e nelle prassi di asilo in Europa”. In modo particolare “la creazione di un Ufficio di Supporto Europeo in materia di Asilo (EASO in .pdf), la cui attività  avrà  inizio nel periodo di presidenza belga, sarà  un importante passo verso una maggior coerenza e qualità  dei sistemi di asilo europei. Per ottenere tali risultati l’UNHCR intende promuovere una collaborazione più efficace” – afferma il documento.

Le raccomandazioni dell’UNHCR riguardano anche il miglioramento degli standard legislativi, soprattutto laddove le odierne norme UE divergono dalla legislazione internazionale in tema di rifugiati. L’UNHCR incoraggia il Consiglio ed il Parlamento ad accordarsi su una serie di emendamenti relativi ai principali strumenti di asilo a livello europeo, le Direttive sulle Condizioni di Accoglienza, la Direttiva Qualifiche e la Direttiva Procedure. L’UNHCR sostiene inoltre la proposta che prevede una temporanea sospensione del Regolamento di Dublino II nei casi in cui gli stati firmatari si trovino ad affrontare momenti di particolare pressione che i loro stessi sistemi di asilo non riescono a gestire. Il Regolamento di Dublino II stabilisce lo stato membro responsabile per l’esame delle domande di asilo.

L’UNHCR esprime infine “particolare preoccupazione sulla detenzione dei richiedenti asilo” e sottolinea “l’importanza di rispettare i diritti dei minori non accompagnati richiedenti asilo e la necessità  che i confini europei non diventino inaccessibili per coloro che sono in cerca di protezione”.

Intanto l’UNHCR a Tripoli riprenderà  prossimamente le sue attività  in Libia, circa tre settimane dopo la chiusura decisa dalle autorità  libiche. Lo riferisce un comunicato dell’Unhcr in cui si spiega che le attività  dell’ufficio libico saranno comunque “limitate ai casi finora seguiti”. Nel comunicato diffuso dall’Onu si ricorda come il Governo libico non abbia fornito motivazioni ufficiali per la chiusura dell’ufficio all’inizio del mese, ma che negli ultimi giorni le autorità  abbiano accusato lo staff dell’Unhcr di “comportamenti gravi”, come la richiesta di tangenti o di favori sessuali in cambio della concessione dello status di rifugiato agli immigrati.

Il portavoce dell’Unhcr, Adrian Edwards, ha affermato che le accuse libiche non sono state provate e ricordato che l’ordine libico di espulsione non è stato ancora formalmente revocato. “L’Unhcr prende molto sul serio ogni accusa contro membri dello staff da chiunque provengano – ha detto Edwards. Abbiamo una politica di tolleranza zero per chi commette azioni gravi. Abbiamo chiesto al Governo libico di provare queste accuse. Se e quando riceveremo queste indicazioni, saremo in grado di condurre un’indagine in base alle nostre normali procedure”.

Si stima che siano circa novemila i rifugiati e tremila e settecento i richiedenti asilo registrati presso l’ufficio dell’Unhcr in Libia. La maggior parte di loro sono palestinesi, iracheni, sudanesi, somali, eritrei, etiopi e liberiani. L’agenzia provvede a fornire cure mediche, alloggio, istruzione e formazione professionale. L’Unhcr opera in Libia dal 1991 e fornisce l’unico programma di assistenza per i richiedenti asilo nel Paese. [GB]


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