A Roma in piazza l’orgoglio gay “Vogliamo abbracciarci senza paura “

ROMA – Un bacio contro la paura e i pregiudizi. Contro le aggressioni e i diritti negati: sognando matrimonio e figli. Un grande bacio collettivo, «perché ogni bacio è una rivoluzione», ha aperto ieri pomeriggio il corteo del Gay Pride – centomila partecipanti secondo gli organizzatori – in una città  che nell’ultimo anno ha visto per dieci volte omosessuali picchiati, sfregiati perché si scambiavano tenerezze o il ripetersi di episodi di intolleranza. L’ultimo poche ore prima: al Gay Village nella notte qualcuno ha infatti lanciato dei petardi nel luogo affollato da duemila persone, ferendo leggermente una ragazza ad un piede ed un giovane alla testa. Manifesti del Pride erano stati poi coperti vicino al Colosseo da quelli dell’organizzazione Militia Christi con la scritta: «Gay pride diritti alla perversione». E mentre la Digos indagava, immediata è arrivata la risposta dal mondo politico, la solidarietà  trasversale dalla presidente della regione Polverini e il sindaco Alemanno, da Zingaretti al ministro per le pari opportunità  Mara Carfagna che ha parlato di «inaccettabili provocazioni», giudicando la manifestazione «gioiosa, serena e partecipata, il modo migliore di rispondere alle aggressioni, alle scritte ingiuriose o i manifesti coperti».
«Si sta creando in clima di tensione. La risposta alla violenza è unità , partecipazione, pace e serenità . Chiedendo però che venga approvata al più presto una legge contro l’omofobia», ha detto Imma Battaglia presidente di Gay Project e tra gli organizzatori del pride assieme all’Arcigay prima che i sette carri dai quali partiva musica ipnotica ad alto volume, si avviassero dalla Piramide verso piazza Venezia.
E così è stato: parola d’ordine allegria e diritti – matrimonio civile, possibilità  di adottare – tra sorrisi e voglia di esserci senza nascondersi, «senza dover aver paura di essere picchiato perché abbraccio il mio compagno», dice Stefano, 18 anni e qualche difficoltà  in famiglia. 
Esserci, ognuno a modo suo. Tante le trans arrampicate sui tacchi a spillo tra pailettes e veli ma anche trans dal quotidiano in corsia, «cacciate dal reparto dove lavoravo facendo l’infermiera perché do fastidio al primario», raccontava il siciliano Rosolino nella sua divisa verde. Colore, tra costumi fantasiosi, coppie di lesbiche in doppio vestito da sposa e soprattutto tanta quotidianità  lontana dagli stereotipi e dall’eccesso, tra famiglie arcobaleno e genitori di gay, ragazzine che si tenevano per mano, avvocati col fidanzato, impiegate venute, col sorriso e la fermezza, a chiedere «gli stessi diritti di tutti perché anche noi paghiamo le tasse e vorremmo gli stessi diritti, vorremo sposarci, lasciare la casa o la pensione a chi amiamo». 
Perché è l’amore che crea la famiglia, e l’amore tra uguali non è poi cosi diverso, c’era scritto su cartelli accanto a Laura e Anna, impiegate una e agente immobiliare l’altra, sette anni assieme e la voglia di sposarsi e avere dei figli «ma qui non si può, in un paese dai politici con la doppia morale: hanno la famiglia a casa e poi vanno a trans, ma negano i diritti agli altri». Poco più in là  sotto la pioggia che spezza l’afa Marco, fa l’avvocato e pensa dopo vent’anni di darsi del tutto ai diritti civili, «perché il male peggiore è non essere riconosciuti dallo stato».
Passano i carri, in mezzo una fiumana che balla. Su quello dell’associazione genitori di omosessuali Cristina, che lavora alle Poste, un po’ imbarazzata sorride. «Abbiamo rischiato di perdere nostra figlia, era infelice, non riusciamo a capire. Agedo, l’associazione per chi ha figli gay ha salvato nostra figlia e il nostro rapporto familiare. Condividere aiuta a capire». Tra striscioni e cartelli tanti quelli contro il Vaticano «reliquia fascista», alcuni contro il Papa bollati dal sindaco Alemanno come un fatto «brutto e incomprensibile»


Related Articles

La forza del dialogo tra le religioni antidoto all’odio degli scontri globali

Un termine nuovo e molto di moda, globalizzazione (il mio vecchio computer lo sottolinea ancora, giudicandolo parola non italiana), rischia di confondere, anziché chiarire le idee sul tempo che stiamo vivendo, per la molteplicità  dei suoi significati.

Kos, migranti abbandonati. «Preoccupati» Msf e l’Unhcr

Profughi. Ieri altri sbarchi. Polizia nel mirino dopo le botte allo stadio

Migranti. Nave militare tunisina sperona barcone, diversi i morti

Potrebbero essere almeno trenta le vittime del naufragio avvenuto nella notte tra domenica e lunedì al largo della Tunisia

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment