Fiat, Sacconi convoca le parti Berlusconi: non danneggiate l’Itali

TORINO – «In un’economia libera e in libero Stato i gruppi industriali sono liberi di collocare la loro produzione dove ritengono sia più conveniente, ma mi auguro che questo non accada a scapito dell’Italia e dei lavoratori italiani». L’apertura del fronte di Mirafiori dopo Pomigliano ha costretto Berlusconi a rompere il lungo silenzio su Fiat e a pronunciarsi sia pure con una dichiarazione nella quale l’impegno sollecitato da amministratori e sindacati diventa una speranza. Lo ha fatto nella conferenza stampa col presidente della Federazione Russa Dmitri Medveded in una giornata, quella di ieri, ancora scandita da cortei negli stabilimenti della Fiat e da una valanga di richieste di chiarimenti circa le reali intenzioni della Fiat su Mirafiori. Alle quali si è aggiunto l’annuncio di Sacconi dell’apertura di un negoziato complessivo su Fabbrica Italia. Il ministro ha convocato Fiat Auto e le organizzazioni sindacali di categoria per mercoledì 28 a Torino nella sede della Regione Piemonte.

C’è dunque un caso Fiat in questa calda estate del 2010 che va oltre il capitolo Pomigliano e s’impone nell’agenda del governo anche se ancora il Lingotto tende a interpretare le dichiarazioni di Sacconi sull’apertura del dialogo come uno di quei messaggi leggibili in diverso modo. Marchionne rientrerà  dall’America all’inizio della prossima settimana ma, se si deve stare a quanto ha detto a Detroit, è improbabile che egli riapra l’accordo di Pomigliano, mentre è quasi certo che le decisioni su Mirafiori segnalano la sua indisponibilità  a affrontare una «via crucis» per ogni cambiamento che va nella direzione di quella che l’Herald Tribune ha definito ieri «la nuova cultura del lavoro». Ma ora i sindacati premono per sapere di più. «Per fugare gli equivoci» ha detto Bonanni e sapendo, come sostiene Epifani, che «un grande accordo non può funzionare così». «Con il progetto Fabbrica Italia» ha osservato Sacconi «Marchionne ha detto di essere pronto a investire negli stabilimenti italiani, a saturare la loro capacità  produttiva nella misura in cui avrà  relazioni industriali normali, cioè non conflittuali, senza scioperi selvaggi. Questo scambio deve essere riportato rapidamente ad un tavolo negoziale diretto tra le parti, per fare in modo di incoraggiare gli investimenti e di non dare alibi a scelte diverse». Per Sacconi «il governo deve creare il contesto idoneo, non deve più mettere in campo incentivi: non li chiede l’azienda, non è giusto farlo. Ma la Fiat non deve agire unilateralmente».
Sempre ieri si è svolto un dialogo a distanza tra i «due Sergio» Marchionne e Chiamparino. Per il sindaco di Torino «Marchionne non intenderebbe pregiudicare quella “T” che nell’acronimo Fiat rimanda a Torino». E’ questa la percezione che ha ricavato in aggiunta a una «ampia disponibilità » a discutere sul caso Mirafiori, ma con qualche accorgimento nuovo riguardante l’atteggiamento dei sindacati da lui definito «una svolta di affidabilità ». 
Dalla Casa Bianca, infine, arriva l’annuncio che il presidente Obama visiterà  gli impianti Chrysler e General Motors a Detroit e Hamtramck il 30 luglio: «A un anno di distanza dal salvataggio – ha detto – le due case stanno tornando redditizie e mantengono aperti i loro impianti»


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