Guerriglia in due centri per immigrati

MILANO – Una notte di tensione e proteste, scontri con la polizia e tentativi di fuga, che inizia al Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo e si estende poco dopo al Cie di via Corelli, a Milano. Solo qui tre nordafricani riescono a scavalcare le recinzioni e sparire nelle campagne, ma i disordini nei due centri – è l’analisi di investigatori e operatori della Croce Rossa – hanno lo scopo comune di permettere la fuga al maggior numero di ospiti possibile.
Inizia tutto a Gradisca poco dopo le 22.30 sui tetti della struttura che ospita circa 140 clandestini. Prima l’incendio di asciugamani e lenzuola, poi il tentativo non riuscito di scavalcare le recinzioni, mentre il tam tam della rivolta viaggia lungo i siti della galassia antagonista e arriva fino a Milano. Nei corridoi del reparto maschile di via Corelli, dove vivono 80 stranieri, inizia il caos: saltano le telecamere a circuito chiuso, vengono distrutte porte, vetrate e distributori di bevande. Poi la protesta si sposta sul tetto, e da qui una decina di ospiti tentano la fuga verso la libertà . Tre ci riescono: un tunisino di 24 anni, incensurato, e due marocchini, 35 e 40 anni, il primo con precedenti. Altri sette vengono bloccati dagli agenti in assetto antisommossa e indagati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Gli scontri fanno otto feriti tra le forze dell’ordine e due tra gli ospiti del centro. Uno ha le gambe fratturate, l’altro ha ingerito una batteria di cellulare ed è trasferito con urgenza al Policlinico.
La battaglia tra extracomunitari e poliziotti a Milano dura 50 minuti e viene sedata poco prima delle due, mentre a Gradisca la polizia riuscirà  a ristabilire l’ordine solo alle 3 di mattina. Due rivolte ma “un’unica battaglia” – come si legge sul sito antagonista di Indymedia – contro i Cie, e una permanenza resa ancora più dura per il caldo torrido ma soprattutto per gli effetti del pacchetto sicurezza che ha aumentato da due a sei i mesi massimi di detenzione. «Un provvedimento esplosivo» denuncia anche Medici Senza Frontiere. E che riguarda anche il reparto di transessuali di Milano, dove vivono in 17. Lo scorso dicembre, il giorno di Natale, un trans si è impiccato. E venerdì scorso, è stato l’intero reparto a sprofondare nel caos per un caso di tubercolosi che i trans sostengono di aver denunciato già  un mese fa senza che nessuno se ne facesse carico. Per il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della commissione Affari europei, le rivolte sono «il segno della scarsa efficacia delle politiche immigratorie del governo. Con la clandestinità  che è diventato un reato, l’integrazione è sempre più un miraggio». Il senatore Riccardo De Corato, assessore alla Sicurezza a Milano, chiede invece al ministro Maroni «un nuovo centro, magari vicino a Malpensa, per rendere più immediate le espulsioni. I Cie al nord sono insufficienti rispetto all’enorme flusso di clandestini da espellere».


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