Kosovo, per il tribunale Onu fu vera indipendenza

La chiarezza, prima di tutto. Le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia – chiamata anche Corte Mondiale – non hanno potere vincolante per gli stati membri delle Nazioni Unite. Istituita nel 1945, è il massimo organo di giustizia dell’Onu, ideata come camera di soluzione delle controversie tra stati. Nel gioco di equilibri che fin dalla sua nascita hanno reso le nazioni Unite un’anatra zoppa, senza potere esecutivo, venne ritenuto che i pareri dei quattordini giudici risultassero non vincolanti per gli stati coinvolti. Inoltre, la sua giurisdizione si applica solo agli stati membri delle Nazioni Unite che ne hanno ratificato lo Statuto. Alle sue sentenze, però, non si può negare un alto significato politico. Al quale quasi mai è seguito un peso specifico. Basti pensare alla sentenza di condanna espressa contro il muro di sicurezza che il governo d’Israele ha iniziato a costruire in Cisgiordania, ben al di là  dei confini della Linea Verde del cessate il fuoco del 1967. Il muro è ancora là . All’interno del Palazzo di Vetro, solo 69 stati su 192 hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Adesso, però, il parere potrebbe convincere molte cancellerie a ratificare l’atto di riconoscimento della settima repubblica nata dalla dissoluzione della ex Jugoslavia.

La Corte non va confusa con il Tribunale Penale Internazionale, con il quale condivide solo la sede della cittadina olandese dell’Aja. Il Tpi, infatti, è stato istituito solo nel 2002, la cui competenza è limitata ai crimini più gravi, che riguardano la comunità  internazionale nel suo insieme. Tra questi il genocidio, i crimini contro l’umanità  i crimini di guerra. Nel Tpi è destinato a confluire il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia, nominato ad hoc nel 1993.
I pareri della Corte non sono vincolanti neanche per il Consiglio di Sicurezza, che ha invece potere esecutivo rispetto agli stati membri, ordinando l’applicazione delle sue risoluzioni. E’ probabile che adesso il Consiglio emanerà  una nuova risoluzione sul Kosovo, visto che tecnicamente risulta ancora in vigore la risoluzione 1244, adottata dal Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite nel 1999, che (assieme agli accordi di Kumanovo) ha posto fine alla guerra in Kosovo e all’attacco della Nato contro la Serbia. La risoluzione parlava chiaro, ”riaffermando l’impegno di tutti gli Stati membri per la sovranità  e l’integrità  territoriale della Repubblica Federale Jugoslava e degli altri Stati della regione” e ”riaffermando l’affermazione, già  presente nelle precedenti risoluzioni, di una sostanziale autonomia e di una significativa auto-amministrazione per il Kosovo”. Autonomia, quindi, non indipendenza. Il piano dell’Onu, all’epoca, era non decidere. Aspettare tempi migliori nei quali la diplomazia potesse fare il suo corso e dirimere la questione tra Belgrado e Pristina. Non è accaduto e, il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha dichiarato la sua indipendenza. Il governo di Belgrado, nonostante e pressioni in senso opposto dell’Europa e degli Usa, ha presentato (con il necessario sostegno dell’Assemblea generale delle nazioni Unite, organo che può attivare il parere della Corte) ad agosto 2008 una richiesta di parere consultivo accettato dalla Corte a ottobre dello stesso anno.

Cosa accadrà  adesso? Difficile dirlo. Il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, aveva usato parole di fuoco alla vigilia del pronunciamento della Corte. “Ci attendiamo che l’avviso sia conforme al diritto internazionale che è estremamente chiaro per quanto riguarda la sovranità  e l’integrità  territoriale dei paesi – ha dichiarato alla vigilia Jeremic – Se la Corte sosterrà  la secessione delle autorità  di Pristina, nessuna frontiera del mondo e della regione sarà  sicura”.Il plenipotenziario della diplomazia serba, però, aveva già  messo preparato la prossima mossa, annunciando che comunque
l’ultima parola sulla questione spetterà  all’Assemblea generale dell’Onu che a settembre dovrà  confermare, o meno, l’opinione della Corte. Secondo tutti gli analisti, alla fine, gli scenari sono tre: l’annessione da parte della Serbia delle zone del Kosovo a maggioranza serba, una larga autonomia a queste stesse zone oppure uno statuto speciale per i serbi nel Kosovo. Pristina e Belgrado si lanciano dichiarazioni di fuoco sui media, ma la sensazione è che il processo d’integrazione della Serbia e del Kosovo nell’Unione Europea, nella Nato e (per Pristina) nelle Nazioni Unite possa risolvere tutto. Anche se la Corte, nella motivazione, dovrà  trovare una buona risposta per curdi, baschi e quanti altri – un domani – presenteranno una domanda di autodeterminazione.


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