Obama: “Troppi clandestini, legalizziamoli”

Il presidente Usa apre agli immigrati: sono giovani e di talento, basta con la paura    L’appello al Congresso: “Ma nessuno vuole una sanatoria indiscriminata” 

FEDERICO RAMPINI - la Repubblica Sergio Segio • 2/7/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 239 Viste

New York – Non una sanatoria indiscriminata ma «un percorso chiaro verso la legalizzazione dei clandestini». Perché pensare di poter «espellere undici milioni di stranieri irregolari sarebbe impossibile e lacerante». Barack Obama nel suo atteso discorso sull’immigrazione ha condannato le «campagne di paura» come quella che ha partorito la legge anti-immigrati dell’Arizona. Ha tracciato la filosofia di una riforma, pur sapendo che il Congresso non riuscirà  a lavorarci prima delle elezioni di novembre. Ha incalzato la destra («i democratici sono pronti, la maggioranza degli americani sono pronti, e voi?»), attaccandola su un tema che può costarle voti alle legislative: gli ispanici sono una constituency elettorale sempre più numerosa e nel 2008 i due terzi di loro votarono per Obama.
Per enunciare la sua visione della società  multietnica Obama ha scelto l’American University di Washington: il luogo dove apparve da candidato presidenziale in compagnia di Ted Kennedy. Ha reso omaggio al senatore scomparso l’estate scorsa, leader storico dei progressisti. È stato un discorso sui principi, un’affermazione di ideali universali e di valori etici, come nei momenti migliori della corsa alla Casa Bianca. «È il costante afflusso di immigrati che ha fatto dell’America quello che è», ha esordito il presidente, elencando grandi scienziati e inventori, da Einstein a Tesla, venuti dall’estero ad arricchire delle loro intelligenze questo Paese. «Noi riceviamo un beneficio economico impareggiabile, per il fatto di essere un magnete che attira talenti dal mondo intero. Grazie all’arrivo costante di stranieri abbiamo una forza lavoro più giovane dei nostri concorrenti». Non ha trascurato l’immigrazione più umile o disperata, quella sospinta dal bisogno o dalle persecuzioni. «Tante generazioni – ha detto Obama – hanno sfidato rischi immani perché hanno creduto che questo è il luogo dove avrebbero conquistato la libertà  di lavorare, la libertà  di parola, la libertà  di pensiero e di religione».
L’attaccamento ai valori non impedisce di capire resistenze e tensioni. Anche in passato, periodicamente l’America è stata traversata da febbri xenofobe e tentazioni di chiusura, soprattutto durante le crisi economiche: «Un secolo fa toccò agli immigrati italiani e irlandesi subire odiose discriminazioni». La missione che Obama ha definito è questa: «Dare nascita a un sistema che resti fedele alla nostra storia di nazione d’immigrati, e al tempo stesso garantisca il rispetto delle regole». Il sistema attuale «è scassato», per i ritardi della politica nell’adeguare le normative. A chi vive a ridosso della frontiera messicana e teme il tracimare della violenza dei narcos, Obama ha già  fornito un deciso potenziamento dei controlli: «Mai nella nostra storia c’erano stati così tanti soldati lungo il confine». Guai però a reagire con leggi come quella dell’Arizona, che impone alle forze dell’ordine funzioni impossibili, e semina la paura nella popolazione immigrata. D’altronde «non può esserci un mosaico di regole diverse a seconda degli Stati». E i flussi di clandestini vanno affrontati anche all’origine: «Siamo più severi con le imprese che lucrano su questa manodopera, pagandola meno del salario minimo garantito». Al Congresso il presidente ha lanciato una sfida, mettendolo di fronte alle sue responsabilità . Ma da stasera i parlamentari vanno in vacanza. Al loro ritorno sarà  già  campagna elettorale.

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